The next whiskey bar

un blog da leggere responsabilmente
  • Home
  • Cronaca
  • Cultura
  • Economia
  • Esteri
  • Musica
  • Narrativa
  • Politica
  • Salute
  • Satira
  • Scienze
  • Società
  • Sport
  • Storia
  • Tecnologia
  • Chi siamo

Archivio per ‘Narrativa’

Stai visualizzando gli archivi per Narrativa.

18 ott 2009

Gli Occhiali (terza parte)

by Sbot

Il suono della sua voce aveva spazzato via ogni cosa, trasformando edifici e persone in una finissima cenere, che lenta e placida volteggiava per poi adagiarsi al suolo. “Cosa ho fatto?!?” il rimorso colpì Tobs come un pugno in pieno stomaco ed incominciò a lacerargli il cuore, con accuse che, molto probabilmente, si sarebbero potute sentire in qualche aula di tribunale a Norimberga. In preda al dolore, Tobs incominciò a piangere e perso il senno, cercò di afferrare quanta più cenere le sue mani potessero contenere, raccogliendola in piccoli mucchi. “Non volevo!!Giuro, non volevo!! Tornate indietro, vi prego. Tornate!!” sussurrava Tobs, accarezzando le ceneri con la speranza che tornassero ad essere persone; ma non accadde nulla. “In fondo era ciò che volevi…”, suadente questa voce parlò alle spalle di Tobs, che accasciato al suolo, si alzò sulle ginocchia e si voltò a cercarne l’origine. Ad attenderlo, nel centro di quella che era stata la piazza, c’era la statua. Con passo incerto Tobs s’incamminò verso la scultura, e giunto alla base del piedistallo domandò “Chi ha parlato?? Fatti vedere!”. Lasciandolo di stucco, la statua rispose “Non essere stupido! Ci siamo solo io e te, chi altro può aver parlato se non io?!”. Ancora stupito ma ormai consapevole che in quel luogo non vi erano regole o leggi, che impedissero ad una statua di parlare, Tobs chiese ”Chi sei e cos’è questo luogo??”. “Ho sempre pensato che fossi un tipo perspicace ma forse mi debbo ricredere. Non fare domande di cui già conosci la risposta.” rispose la statua con tono saccente. Tobs cercò di capire a cosa si stesse riferendo la statua ma un senso di smarrimento lo pervadeva e non vi era particella di cenere che, posandosi sulla sua pelle, non tormentasse la sua coscienza. Bisognoso di una parola di conforto o per lo meno di qualcuno a cui appigliarsi per un attimo, Tobs si rivolse alla statua con tono rabbioso “ Non farti gioco di me! Sono stanco nel corpo e affranto nello spirito e non so come sia potuto accadere ma una città intera, con tutti i suoi abitanti, è stata distrutta da un mio semplice urlo. Non ho nessuna voglia di stupidi indovinelli e astrusi giochi di parole!!!”. Ma la scultura, senza scomporsi al tono provocatorio di Tobs, gli rispose con piglio deciso “ In questo luogo non vi è indovinello o gioco di parole di cui tu non sia l’artefice e risolutore.” A queste parole, Tobs ebbe il sospetto che la statua lo stesse mettendo alla prova e sentendosi punzecchiare nell’orgoglio rispose “Se quello che tu dici è vero, dovrei poter conoscere le tue domande e le tue risposte ancor prima che tu le dica. Ma ciò non accade e , al contrario di quanto tu voglia farmi intendere, sembri avere una coscienza e un’ intenzionalità che prescindono dalle mie. L’unica cosa che a me par vera, è il tuo burlarti della mia situazione; cosa che non tollero più, quindi dimmi chi sei e cosa vuoi!!”. Sentendo la rabbia di Tobs montare sempre più, gli occhi della statua scintillarono di piacere e trafiggendolo in maniera beffarda questa rispose ”Questa che tu poni è una futile domanda ma d’altro canto hai sempre preferito perderti in inutili quesiti, pur di non porti quelli che indicano le oscure vie e i tetri angoli dove spesso s’annidano i tuoi pensieri. Ma se è questo che ti preme di più ti accontenterò”. Detto ciò, lentamente i piedi della statua incominciarono a muoversi e staccandosi dal piedistallo che l’imprigionavano, con un piccolo balzo scesero al suolo in modo che Tobs si trovasse faccia e faccia con quell’irreale scultura. Gli occhi di quella statua senza volto si piantarono in quelli di Tobs, che non riusciva a fare a meno di ricambiarli. “Ora ti mostrerò chi sono” disse il vivo blocco di pietra e subito dopo un forte e gelido vento incominciò a soffiare. D’avanti allo sguardo sbalordito di Tobs, un poco alla volta il vento, come lo scalpello d’un abile Michelangelo, portò via trucioli e scaglie di pietra dando forma definita a quegli occhi senza volto. Stranamente più il viso della statua si definiva più l’orrore cresceva nel profondo di Tobs, fino a quando si trovò a fissare un volto contorto da un ghigno sadico e omicida. Immediato tornò il ricordo della strage che aveva compiuto pochi momenti prima e come la pellicola di un film, passò lentamente d’avanti ai suoi occhi per poi fermarsi nell’attimo esatto che seguiva il suo urlo. In quel punto vide e riconobbe quello stesso ghigno sadico…era il suo. Vedendo l’orrore negli occhi di Tobs, la statua scoppiò in una risata sardonica e implacabile nella sua ironia disse” Hai compreso bene. Sono la bestia, l’avaro, il malvagio, l’invidioso e tutti gli infiniti mali. Qui dimoro: nello scenario decadente e squallido di una città ormai vuota ed esiliarmi non ti sarà mai concesso!” Quella risata incessantemente sferzava l’animo di Tobs e più l’ascoltava e più tutta la follia che essa rappresentava sembrava sopraffarlo ed impadronirsi di lui. In un impeto di rabbia si scagliò contro la statua, colpendo e urlando ma ogni pugno, ogni calcio e ogni offesa non scalfivano la statua. Al contrario ritornavano a lui, aggiungendo dolore su dolore. Poi di nuovo la nota armonica risuonò e qualcosa di strano incominciò ad accadere al corpo ed alla coscienza di Tobs. Piano piano i suoi vestiti incominciarono a cambiare forma, trasformandosi in pelli di animali, i suoi capelli a crescere; il suo volto, al contrario, non cambiò ma un’aurea di saggezza ancestrale s’irradiava dal suo viso che un po’ alla volta si coprì di disegni tribali. Tutto attorno si era diffuso un odore di terra bagnata e muschio ed un tamburo in lontananza spandeva un ritmo intenso ed ipnotico; magicamente una voce di donna fece vibrare l’aria ed un canto caldo come i venti d’Africa, dolce come un bacio ed in piena come un fiume travolse Tobs. Era fuori e dentro di lui, lo cullò e lo amò come solo una donna può fare. Improvvisamente l’immagine, il pensiero, la sensazione si fusero ed il ricordo di sua madre lo colpì come una spada. Comprese che tutto ciò che la statua gli aveva mostrato, tutto il male che lui era ed era stato nasceva da quel ricordo, che inevitabilmente nella vita di tutti gli uomini e le donne diventa doloroso e genera solitudine.Il ricordo di qualcuno che ti ama, che ami e non smetterai mai d’amare ma che non è e non sarà mai più come prima. Mai la solitudine era stata così forte ed una calda lacrima cominciò a scendere lungo il viso di Tobs, mischiando e raccogliendo i colori di quei disegni che lo coprivano. Come se fosse stato quella lacrima, sentì la pelle del suo viso scorrere sotto di lui e quei colori riempirlo, infine staccarsi dal suo mento e lentamente cadere/volare verso la terra. Quando la lacrima-Tobs toccò il suolo, tutto cominciò a cambiare. Il verde, con tutte le sfumature che solo un bel giorno di sole dopo la pioggia può dare , esplose dal punto che la lacrima aveva bagnato. Radici di un marrone scuro lentamente spuntarono dal terreno e possenti alberi crebbero fondendosi con le macerie di quella città; edere e fiori ricoprirono lampioni e strade, quello che era stato uno scenario di morte diventò l’essenza della vita stessa. Tobs sentì il suo corpo e guidato dalla sensazione di essere tutto, guardò quella unica parte dell’universo che sembrava non voler gioire di quella sinestesia ma che al contrario cercava di fuggire terrorizzata: la statua. Si domandò cosa spaventasse così tanto la statua ma non ebbe il tempo di formulare il pensiero che, complementare ad esso, conobbe la risposta. Era la capacità di amare di Tobs che la statua fuggiva, ma inutilmente poiché ormai il “verde” l’aveva circondata e lentamente incominciò ad arrampicarsi su di essa. Quando il verde l’ebbe ricoperta completamente, la statua implose e collassò , lasciando al suo posto un seme. Pochi secondi dopo che ebbe toccato terra, il seme s’aprì e messe radici crebbe verso l’alto ma invece dell’albero, prese la forma sinuosa di una donna. Completata la sua crescita, l’albero donna si fermò e un poco alla volta la corteccia passò da un verde acerbo ad un marrone maturo ed intenso, poi lentamente iniziò a sgretolarsi, liberando un una pelle d’ebano carica della schiuma del mare e piena del sole del sud. Un volto di dea dai dolci lineamenti mediterranei, accarezzato da lunghi capelli scuri e mossi, guardava Tobs intensamente. In quegli occhi vide passione, amore e vita che scontrandosi li coloravano del verde che solo il mare in tempesta poteva avere. Il silenzio calò attorno a loro che, dopo essersi guardarti per quella che sembrò un’eternità, muovendo un passo alla volta si avvicinarono l’uno all’altra e senza dire una parola si baciarono, attraversandosi, sovrapponendosi e fondendosi in un orgasmo di sensazioni e di anime.

18 ottobre, 2009 at 15:08

Tags: anima, essenza, racconto, sciamano
Postato in Narrativa | No Commenti »

16 ott 2009

Gli Occhiali (seconda parte)

by Sbot

Rumore di voci che ininterrottamente parlavano svegliarono Tobs che aperti gli occhi si ritrovò immerso nel buio più denso che avesse mai visto, dove l’unica cosa che avesse parvenza di luce erano i suoni di quegli invisibili interlocutori. In principio fu solo un brusio incomprensibile che assillava i suoi timpani ma lentamente quegli indecifrabili suoni incominciarono ad avere un senso compiuto. Tobs richiuse gli occhi, cercando di concentrarsi. “Conosco il suono di queste voci…” pensò e mentre cercava di ricordare, una frase, tra le infinite che riempivano quell’atrio buio ed immenso, giunse al suo orecchio “Conosco il suono di queste voci…”. “Com’è possibile?!?” pensò Tobs, erano le stesse parole e lo stesso tono che avevano composto il suo pensiero un secondo prima che quella voce lo raggiungesse. “Com’è possibile?!?” sussurrò di nuovo la voce al suo orecchio, non mancando d’imitare ancora il precedente pensiero di Tobs. “No, non è un’imitazione. Sono io!!” e non appena la stessa voce gli ripetette la sua intuizione, Tobs comprese dove era finito e non dovette più sforzarsi per intendere il senso di quelle voci poiché si accorse di conoscerlo già.

Erano i suoi pensieri, passati e presenti e quel luogo buio, dove adesso lui giaceva steso, e difficile da collocare nello spazio e nel tempo, doveva essere dentro di lui da qualche parte. Non avendo ancora chiaro in testa come fosse potuto accadere, si ricordò degli occhiali e di quello che era successo prima che l’indossasse. “Sono stati loro!! Quegli strani occhiali da sole!!” e subito la rabbia tornò carica di pensieri taglienti che, non essendo più vincolati solo alla sua testa , riecheggiavano in quel luogo scuro, urlando con la sua voce e frastornandolo. Era quella parte fredda e razionale di Tobs che con una logica empirica cercava di smontare quel luogo e quella situazione, gridandogli che ormai era impazzito a furia di cercare qualcosa che non sarebbe mai potuto esistere, che non fosse solo causa o solo effetto. “Ha ragione tuo padre. Saresti dovuto rimanere con i piedi per ter…” ma Tobs non lasciò finire la frase e spazzò via quella voce. Il motivo? Perchè era contento. Sì, contento di vivere un qualcosa che non potesse essere racchiuso in una logica fredda e anticipatrice e che certo lo spaventava non poco ma per Tobs fu come essere ritornato bambino e di quella paura non sapeva che farsene di fronte all’immensa voglia d’esplorare che lo pervadeva. Rincuorato e rassicurato da questa sensazione, Tobs incominciò a camminare nel buio intessuto solo di voci, prestando attenzione unicamente a quei pensieri, che del passato gli sussurravano ricordi ed emozioni che sembrava non aver mai dimenticato. Infatti si rese conto che in quel posto privo di sentieri e luce, l’unica strada che potesse seguire era quella del passato, visto che il presente, senza dare appiglio alla logica e rifiutando ogni strategia, gli negava la percezione di un prossimo futuro. “Sono solo stupidi insetti ed il loro alveare inno all’alienazione e porta dell’inferno!!” alieno alla coscienza di Tobs ma presente nel suo passato, questo pensiero, carico d’un’ emozione d’odio, giunse alle sue orecchie e lentamente quel posto incominciò a trasformarsi. Perso in quella passeggiata senza fine, Tobs vide accendersi una luce in lontananza che fu seguita subito da un’altra e un’altra ancora, fino a che, giunte a lui, le riconobbe essere lampioni.

La luce di quei lampioni, facendosi sempre più intensa, illuminò strade di nero asfalto, edifici di fattura moderna ma dall’apparenza decrepita e squallida, vicoli tortuosi che come serpenti affamati giacevano nascosti nell’ombra delle palazzine e come un mantello tessuto senza amore da Parche infernali, una città intera prese forma, circondando Tobs dal nulla. Città che all’inizio sentì sconosciuta come il pensiero che sembrava averla generata. Eccitato e stonato da quel che non sapeva se chiamare incantesimo o maleficio, si guardò attorno e si accorse di trovarsi in una piazza di forma ellittica, divisa in due parti disuguali da un’ampia strada che l’attraversava, e al centro dell’emisfero più grande una statua dalla forma indefinita si ergeva solitaria. Attratto da quella strana scultura, Tobs si avvicinò per esaminarla ma non ne ebbe il tempo poiché la sua attenzione fu subito catturata da ciò che stava accadendo attorno a lui. Nugoli di persone si riversavano lungo le strade e la piazza, parlando, correndo e muovendosi freneticamente attorno a lui. La gente sembrava non notare Tobs, che incuriosito da quell’immenso via vai, decise di domandare a qualcuno il motivo di tutta quella frenesia, e allungata una mano cercò di fermare un tipo che gli stava passando affianco in quel momento. Questi, un uomo in giacca e cravatta con una ventiquattrore, come sentì il tocco di Tobs sulla sua spalla, si girò di scatto a fissarlo e con lui tutta quanta la piazza. Ci fu un attimo di silenzio, poi, come se Tobs fosse diventato un enorme Giove, le persone, simili a meteore, incominciarono a riversarsi su di lui. Spinte, strattoni, spallate e quant’altro si diressero sull’inerme Tobs che non poté fare a meno di sentire il respiro e gli odori di tutti quei corpi ,che ormai lo stringevano sempre di più in una morsa mortale. Un odio smisurato riempiva e faceva vibrare l’aria. “Non vi ho fatto nulla!! Perché mi aggredite!?!” gridò Tobs a tutte quelle persone; che come aizzate da quella supplica, incalzarono su di lui cercando di seppellirlo. Carico di una paura primordiale, Tobs raccolse il fiato e con esso tutto l’odio che lo circondava, poi urlò. Urlò contro quella marea di corpi che cercava di levargli l’aria, contro quei palazzi che gli negavano la luce e contro quelle strade cementate che gli negavano la scelta di destinazioni ignote. Poi esausto, crollò a terra e rimase a contemplare ciò che era accaduto.

16 ottobre, 2009 at 19:44

Tags: anima, coscienza, narrativa, racconto, sciamano
Postato in Narrativa | No Commenti »

16 ott 2009

La Goccia e lo Stagno

by Sbot

…anima circoncentrica s’
espande
d’una necessità:
contienimi…

16 ottobre, 2009 at 13:42

Tags: anima, goccia, Poesia, stagno
Postato in Narrativa | 2 Commenti »

15 ott 2009

Gli Occhiali (prima parte)

by Sbot

Mal di testa…come sempre Tobs si svegliò con la solita sensazione di una morsa che leggermente ed incessantemente premeva sulle sue tempie. Si guardò attorno e pensò che se mai vi fosse un’immagine che potesse racchiudere l’essenza della confusione questa era la sua stanza, i suoi vestiti sparsi in giro sul pavimento accompagnati da libri che raramente aveva finito di leggere, non per pigrizia ma per insoddisfazione, gli ricordavano costantemente una necessità d’ordine. Un insoddisfatto…ecco cos’era Tobs. “Ma di cosa?” spesso si era domandato…non era mai stato un materialista e di conseguenza soldi e lusso non l’avevano mai attirato, al contrario aveva sempre pensato o per meglio dire “sentito” che ciò che lo avrebbe saziato non sarebbe stato visibile o afferrabile ma un qualcosa d’indefinito e mutevole nei contorni e allo stesso tempo dotato di un’essenza “narrante”. Ogni volta che aveva sfiorato tali pensieri, una voce, molto lontana dalla logica con cui tutti noi diamo risposte, gli dava ragione infondendogli la sicurezza che un giorno sarebbe riuscito a darle un nome. Purtroppo subitaneamente un’altra voce rispondeva. Questa, fredda, razionale e scettica, metteva costantemente in dubbio l’esistenza di questo intangibile “qualcosa”, dando origine ad un dibattito, spesso doloroso e deprimente, che non abbandonava mai Tobs. Era come se nella sua testa vi fossero altri due Tobs, uno, che lui chiamava lo Sciamano, che non comunicava con parole o pensieri ma con sensazioni, intuizioni e sfumature d’ infiniti colori e l’altro, lo Scienziato, fatto di logica scientifica, di parole e pensieri spinti dalla necessità di una coerenza universale e verificabile dai cinque sensi. Intanto un leggero soffio di vento aprì un’anta della persiana che era stata chiusa male ed un caldo raggio di sole ferì gli occhi ancora dormienti di Tobs, strappandolo via dal suo incessante pensare e facendogli presente che forse era giunta l’ora di alzarsi. Controvoglia scostò rapidamente le coperte e si alzò cercando di non far caso ai piccoli brividi di freddo che gli attraversarono la schiena e con una camminata pigra e sonnolenta si avviò verso la cucina per prepararsi un caffè, al quale sarebbe seguita la solita sigaretta, fumata mestamente in bagno, con la speranza che l’aiutasse a vincere la leggera stitichezza degli ultimi mesi. Al contrario della sua stanza, la cucina era abbastanza ordinata con un tavolo in legno scuro al centro, a ridosso della parete sinistra una credenza dello stesso colore e di fronte a questa il lavandino ed i fornelli per cucinare. Aprì l’anta del mobile posto sopra il lavandino e tirò fuori la macchinetta del caffè. Cominciò a riempirla con il caffè macinato facendo attenzione a non riversarne fuori neanche una spolverata, cosa che difficilmente gli riusciva, e dopo averla chiusa e messa sul fornello, si mise a guardare fuori, al di là della porta a vetri che dalla cucina conduceva direttamente al giardino di casa. Il sole splendeva forte, scaldando ancora a fatica le prime giornate di Marzo, mentre piccoli sprazzi di nuvole candide, cariche d’infinite forme che spesso gli occhi sognanti di Tobs avevano cercato di cogliere, attraversavano leggere il cielo terso. Tobs cercò di guardare direttamente il sole ma fu costretto dopo pochissimi secondi a distogliere lo sguardo e sbattendo le palpebre per rimettere a fuoco la cucina, spense il fuoco sotto la macchinetta del caffè che ormai borbottava fumante contro la sua distrazione. “Occhiali da sole…” pensò mentre versava il caffè nella tazzina. Un oggetto che a suo parere era stato inventato non per proteggere gli occhi dalla luce accecante ma per nasconderli agli sguardi altrui, in modo che la gente non potesse leggere le insicurezze, le paure ed il vero io dell’uomo che l’indossasse. In realtà non erano altro che il simbolo della negazione di ciò che non piaceva di se stessi e del coraggio e sacrificio necessari per poter comprendere tale pensiero. Da ciò si può capire come a volte Tobs fosse anche presuntuoso oltre che insoddisfatto, visto che si riteneva possessore a pieno titolo di coraggio e di capacità di sacrificio, giustificati, in questo caso, dal fatto che non aveva mai comprato degli occhiali da sole. Non aveva ancora idea di quanto il suo coraggio sarebbe stato messo alla prova. L’amaro del caffè che aveva dimenticato di zuccherare lo riportò alla realtà e rullatosi una sigaretta di tabacco si diresse al bagno. Passando davanti la porta della sua stanza, gettò uno sguardo distratto alla scrivania e al disordine che la componeva e giunto alla porta del bagno, posò la mano sulla maniglia pronto ad aprirla ma ad un tratto si fermò. Nel guardare la scrivania qualcosa aveva attirato la sua attenzione ma, costretto dall’impellente bisogno di liberarsi, decise che avrebbe controllato dopo. Appena ebbe tirato lo sciacquone, Tobs sembrò sentirsi più leggero e volgendo i suoi pensieri alla giornata che lo attendeva ritornò alla sua stanza ma, alla vista della scrivania, la sensazione che lo aveva bloccato sulla soglia del bagno tornò. Avvicinandosi alla scrivania la esaminò lentamente e quando il suo sguardo si posò affianco la tazza da latte, ormai lì da due giorni, loro erano là ad attenderlo. Un paio di occhiali da sole scrutavano placidi Tobs che sconcertato non osava prenderli tra le mani.”Come diavolo saranno finite qui?!?” pensò mentre fissava quelle lenti alquanto strane. Infatti ad un primo esame superficiale non si era accorto che sia le lenti che la montatura che le racchiudeva fossero di forma pentagonale con un minuscolo simbolo dorato a forma d’occhio posto nel mezzo. Ciò che veramente straniva Tobs era la totale mancanza di trasparenza nella superficie interna delle lenti, per lui logicamente impossibile se comparata con quella esterna che al contrario permetteva di vedervi attraverso come in un paio d’ occhiali da vista qualsiasi. Cercando di districarsi da questo apparente paradosso, distolse lo sguardo dall’oggetto dei sui dubbi ed immediatamente un’ondata di rabbia lo travolse, urlandogli di gettare quell’inutile paio di vetri. “Cosa fai!?!? Vorresti gettare al vento la tua unicità omologandoti con un paio d’ occhiali da sole?? Gettali!!”, come ipnotizzato Tobs allungò la mano per seguire ciecamente il volere di quella rabbiosa voce ma guardando le sue dita protese ad afferrare le lenti, si accorse che tremavano e capì. Capì che aveva paura. “Paura?!? Di un paio di vetri?!?” ma questa volta invece di prestare ascolto a quella prevaricante voce, si domando il perchè. Perchè il suo ego muoveva battaglia ad un oggetto in apparenza così inutile? Quale il motivo che aveva risvegliato tutta quella paura, camuffandola in potente ira e in sofismi pretenziosi di stato di assoluta “verità”? Tobs incominciò a sentirsi male, inseguendo domande e risposte che sembravano non venire mai, avvertì la paura crescere sempre di più e tutte le sue difese cedere lentamente contro quell’incomprensibile rabbia. Non riuscì più a distinguere la sottile linea tra pensiero è realtà e perso in questa spirale di confusione, lottò contro la nausea e l’oblio che cercavano di avvolgerlo. Tentò di non perdere l’equilibrio, si appoggiò alla scrivania e cercando con lo sguardo un’immagine che gli restituisse un senso di realtà, provò a mettere a fuoco il piccolo occhio dorato che marchiava le lenti. Immediatamente i leggeri riflessi dorati di quel piccolo simbolo crebbero, si amplificarono e fu come se un sole caldo e amico rischiarasse ogni singola parte di Tobs, trasformando quel freddo e tagliente vento di tramontana che soffiava sulla sua anima in una dolce brezza primaverile. Non sentì ma fu il cielo, i suoi pensieri più neri furono colorati di bianco, divennero nuvole e spinte da quella brezza lo attraversarono dirette verso l’orizzonte per non tornare mai più. Una nota armonica suonò nella profondità del suo essere e percorrendo sentieri a lui ancora sconosciuti, raggiunse la sua mano che al suono di quella musica, come danzando, afferrò gli occhiali e in un unico movimento fluido li adagiò sul naso di Tobs. All’inizio fu come quando da bambino, prima di addormentarsi, premeva con le dita sulle sue palpebre chiuse e affascinato, restava al buio a contemplare vortici d’immagini che, come composte di nebbia, si susseguivano e aleggiavano sulla superficie dei suoi occhi per poi svanire. Purtroppo questa magica percezione che dalla sua infanzia si era ridestata, cominciò a cambiare repentinamente. Infatti, mentre prima erano le immagini a fluire verso di lui, unico spettatore immobile, adesso fu Tobs a muoversi verso di loro. Non fu un movimento intenzionale ma come se cadesse senza possibilità d’appiglio e la situazione si capovolse, fu come se lui fosse diventato immagine e e le forme fantastiche della sua infanzia spettatrici. Presto il senso di vuoto di quella che sembrava essere un interminabile caduta lo afferrò allo stomaco e la paura tornò più forte che mai. Volteggiando in quel tunnel fatto di simboli arcaici e tribali che s’intrecciavano con altri moderni e tecnologici, Tobs riuscì a vedere uno spiraglio di luce sul fondo ma prima che potesse domandarsi cosa l’attendesse al termine, l’oscurità lo avvolse e svenne.

15 ottobre, 2009 at 13:14

Tags: colori, essenza, narrativa, occhiali, racconto, sciamano
Postato in Narrativa | 3 Commenti »

  • Articoli recenti

    • Pasqua… che “passione”!
    • Queen of Bulsara
    • Mameli – 150 anni dopo
    • Mi cachet le braccia.
    • Pensieri al volante.
  • Meta

    • Registrati
    • Collegati
    • Voce RSS
    • RSS dei commenti
    • WordPress.org
  • ambiente berlusconi calcio campania cina comunismo crisi democrazia destra Economia elezioni escort europa fini globalizzazione guerra informazione integrazione italia lavoro liberismo mafia mercato mondiali multinazionali napoli nucleare obama onu pd pdl puglia pvs sel silvio sinistra sinistra ecologia libertà socialismo sviluppo tv ue usa vendola verdi wto

    WP Cumulus Flash tag cloud by Roy Tanck and Luke Morton requires Flash Player 9 or better.

The Next Whiskey Bar

Promote Your Page Too
The next whiskey bar is proudly powered by WordPress
Design & code by Jonk
Entries (RSS) and Comments (RSS).