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	<title>The next whiskey bar</title>
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		<title>Pasqua&#8230; che &#8220;passione&#8221;!</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Apr 2011 01:20:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LOSTrica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io odio le festività. Tutte! Odio la ricorrente delusione di scoprire che tutti gli altri la pensano come te fino al giorno che hanno qualcosa da celebrare, e lo fanno. Ed è troppo tardi per accettare di doverti adeguare. A Natale indosso una delle mie maschere migliori. Da bambina adoravo il Natale. Poi Babbo Natale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.thenextwhiskeybar.net/wp-content/uploads/2011/04/easter.png"><img src="http://www.thenextwhiskeybar.net/wp-content/uploads/2011/04/easter-218x300.png" alt="" title="easter" width="218" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-1265" /></a>   Io odio le festività. Tutte!<br />
Odio la ricorrente delusione di scoprire che tutti gli altri la pensano come te fino al giorno che hanno qualcosa da celebrare, e lo fanno. Ed è troppo tardi per accettare di doverti adeguare.<br />
A Natale indosso una delle mie maschere migliori. Da bambina adoravo il Natale. Poi Babbo Natale è uscito per andare a comperare le sigarette e non è mai più tornato.<br />
Mi prende un’insofferenza tale che spero di trovare sostegno nei miei amici. Invece sono euforici anche loro. Quindi, non avendo scelta, mi adeguo e  provo col metodo Stanislavski. Mi autoconvinco di essere felice e ci riesco a Santo Stefano. Giusto in tempo per lo stress da Capodanno.<br />
La Pasqua invece è la mia festività preferita, perchè è la vigilia della Pasquetta.<br />
Il più delle volte evito di trascendere nella blasfemia, o perlomeno non lo faccio mai così platealmente. ( Ah no, l’ho già fatto <a href="http://www.thenextwhiskeybar.net/2009/09/16/dio-e-uno-sporco-maschilista/">qui</a>. ) Ma oggi per l’ennesima volta è piovuto mentre arrostivamo le salsicce, quindi faccio uno strappo alla regola. Poi dicono che Dio è perfetto e buonissimo, ma  ogni volta decide di riservare la bella giornata di sole quando c’è l’esibizione del figlioletto suo, e quel povero angioletto a Pasquetta deve fare gli annunci con la pioggia. Su, non si fa!<br />
Volendo mettere un attimo da parte il mio animo bucolico ancora provato dall’insalatiera da cui ho attinto Gin Tonic senza pudore, la Pasqua è la festività più triste e ingiusta. In primis, la Risurrezione è qualcosa che è concesso solo al figlio di Dio e ai personaggi di Beautiful. Non mi sembra molto carino spiattellare i propri privilegi ai quattro venti. Poi c’è questa storia del perdono che non riesco a mandare giù. Volendo sintetizzare il tutto Dio manda suo figlio sulla croce per espiare le colpe dell’umanità intera, e Gesù sulla croce, dopo essere stato flagellato dice “ Padre perdonali perchè non sanno quello che fanno “. A parte che è facile fare il ricchione con il culo degli altri, ma perdona cosa?  Quale essere umano può sopportare un tale dolore senza bestemmiare? Io qualche giorno fa sono caduta per strada, mi sono sbucciata un ginocchio e odio il mondo intero. Dovrei perdonare l’amministrazione comunale che lascia le voragini per strada? No, io li maledico e vorrei vederli cadere uno ad uno davanti a me il giorno dello sciopero dei farmacisti, medici, paramedici e le nonne con i rimedi antichi. Si devono prosciugare tutti i flaconi di acqua ossigenata, e devono riscontrare tracce di Fitostimoline nella vagina di Mara Carfagna, che confermi le voci sugli incidenti a letto con il Premier, che quindi  farà una legge che impedisca di produrre il suddetto farmaco e che ne venga eliminata ogni traccia dal pianeta Terra, e che ogni fabbrica che produce Fitostimoline cominci a produrre acido muriatico, così da provare che è quella la causa dell’abrasione delle parti intime della povera ministra. Il piano prevede che la legge entri in vigore il giorno prima dello sciopero. Altrimenti per cosa mai dovrebbero scioperare questi poveretti?<br />
 La religione cattolica, e soprattutto la strumentalizzazione dei testi sacri, ci insegnano che perdonare è un atto buono. “ Errare è umano, perdonare è divino “. Non vorrei sbeffeggiare il povero Alexander Pope, ma a me sembra una cazzata, e pure grossa!<br />
Non esiste il perdono. E’ contro natura. Ce lo possiamo imporre come imperativo categorico, ma poi in fondo in fondo come si fa a non portare rancore? Come possiamo perdonare quando qualcuno ci fa soffrire? E non parlo del mio ginocchio sbucciato. Parlo delle continue delusioni che ci riserva la vita, dei dolori a cui siamo sottoposti ciclicamente. Perdoniamo perchè non siamo tanto forti da difendere ciò a cui teniamo davvero. Perchè siamo schiavi delle abitudini, siamo schiavi degli affetti. E a volte andiamo contro la nostra dignità. Perchè siamo deboli. Perchè difendere i nostri diritti richiede uno sforzo troppo grande.<br />
Se crocifiggessero mio figlio e avessi il potere di scatenare l’inferno, lo farei. E non mi vergogno a dirlo. Sarebbe il gesto più umano che c’è.</p>
<p><strong>&#8220;Ognuno dovrebbe perdonare i propri nemici, ma non prima che questi siano impiccati. (Heinrich Heine)&#8221;<br />
</strong><em></p>
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		<title>Queen of Bulsara</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Mar 2011 03:11:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LOSTrica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si apre il sipario. Le luci volteggiano sul palco e illuminano i volti degli spettatori che sono in trepidante attesa. La musica parte. E si distingue la Sua sagoma inconfondibile. Quasi sembra Lui. Ha le Sue movenze. I Suoi vestiti. La Sua voce. Quello sembra proprio Freddie Mercury! Sono Nadia, vengo da Ischia e ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.thenextwhiskeybar.net/wp-content/uploads/2011/03/171863_199716683372963_100000038985248_775967_2632547_o.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1258" title="171863_199716683372963_100000038985248_775967_2632547_o" src="http://www.thenextwhiskeybar.net/wp-content/uploads/2011/03/171863_199716683372963_100000038985248_775967_2632547_o-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a> Si apre il sipario.<br />
Le luci volteggiano sul palco e illuminano i volti degli spettatori che sono in trepidante attesa.<br />
La musica parte. E si distingue la Sua sagoma inconfondibile.<br />
Quasi sembra Lui.<br />
Ha le Sue movenze. I Suoi vestiti. La Sua voce.<br />
Quello sembra proprio Freddie Mercury!<br />
Sono Nadia, vengo da Ischia e ho 23 anni. Sapete che significa?<br />
Che quando Freddie è morto avevo solo 4 anni. E se aprite il mio cassetto dentro ci troverete un biglietto per un qualunque concerto dei Queen a cui non sia mai potuta andare. Avrei voluto vivere quell’emozione dal vivo, acclamarli nella folla. Avrei voluto rispondere ai suoi “ deedo deedo deero “.<br />
E sebbene il mio sogno sia irrealizzabile, sabato sera ho trascorso una serata strepitosa al Teatro Mediterraneo, dove i Queen of Bulsara si sono esibiti in un bellerrimo Tributo alla Regina.<br />
Per chi non lo sapesse i Queen of Bulsara sono la tributeband campana ufficiale dei Queen, composta da Vincenzo Castello ( voce ), Stefano Di Meglio ( basso ), Roberto May ( chitarra ), Salvio Schiano ( tastiera ) e Ottavio Liguori ( batteria ).<br />
Loro non hanno la pretesa di sostituire, ma lo scopo di celebrare la memoria della storica rockband. E oramai è da qualche anno che suonano nei locali, nei pub e fanno soldout al teatro.<br />
Impeccabili nella scelta dei costumi, nell’esecuzione dei brani, sia nella parte strumentale che vocale. Divertentissimo l’ingresso di Vincenzo Castello, travestito da donna e armato di aspirapolvere come Freddie nel video de “ I want to break free “. Commovente l’interpretazione di Innunendo che per un attimo mi ha fatto sperare che avessero riesumato Farrokh Bulsara, visto che era impossibile una tale somiglianza su un pezzo difficile come quello.<br />
Vi consiglio, qualora dovessero replicare lo spettacolo, di affrettarvi a comprare i biglietti. Ma solo se amate i Queen. Solo se come me e  tutti quelli che erano al teatro non riuscite a stare ai vostri posti. Solo se ci provate inizialmente e poi in un crescendo sempre più devastante finite a pogare su &#8220;Bohemian Rapsody&#8221;. Perchè se siete come quel coglione seduto davanti a me che dormiva, potete starvene anche a casa.<br />
God save THE QUEEN!</p>
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		<title>Mameli &#8211; 150 anni dopo</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 03:41:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LOSTrica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fratelli d’Italia l’italia s’è persa Lui pieno di cipria si accinge alla festa Dov’è la Vittoria La Ruby, la Gloria che schiave di Silvio Iddio le chiavò Viagra a corte siam pronti alla notte siam pronti alla notte la squillo chiamò Viagra a corte siam pronti alla notte siamo pronti alla notte la squillo chiamò.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fratelli d’Italia<br />
l’italia s’è persa<br />
Lui pieno di cipria<br />
si accinge alla festa<br />
Dov’è la Vittoria<br />
La Ruby, la Gloria<br />
che schiave di Silvio<br />
Iddio le chiavò<br />
Viagra a corte<br />
siam pronti alla notte<br />
siam pronti alla notte<br />
la squillo chiamò<br />
Viagra a corte<br />
siam pronti alla notte<br />
siamo pronti alla notte<br />
la squillo chiamò.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Mi cachet le braccia.</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 20:40:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LOSTrica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[San Remo è finito. Non è un gran sollievo visto che non sarà l’ultimo. Ci saranno ancora tanti lunedì, inaspettati inviti a matrimoni a cui non vogliamo andare e innumerevoli volte in cui giureremo alla tazza di un bagno a caso che non berremo più. Puntualmente ogni anno dici che non lo vedrai ma finisci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.thenextwhiskeybar.net/wp-content/uploads/2011/02/benigni.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1239" title="benigni" src="http://www.thenextwhiskeybar.net/wp-content/uploads/2011/02/benigni-218x300.jpg" alt="" width="218" height="300" /></a> San Remo è finito.<br />
Non è un gran sollievo visto che non sarà l’ultimo. Ci saranno ancora tanti lunedì, inaspettati inviti a matrimoni a cui non vogliamo andare e innumerevoli volte in cui giureremo alla tazza di un bagno a caso che non berremo più.<br />
Puntualmente ogni anno dici che non lo vedrai ma finisci per guardare la prima puntata. Ti riprometti di ascoltare le canzoni e di non ipnotizzarti  su trucco, parrucco e mise. Ma i concorrenti continuano a sfidare il buongusto. Persino quello di Gianni Morandi.<br />
Poi guardi la puntata in cui c’è Benigni perchè sai che ne vale la pena.<br />
Sono i giorni a seguire il problema. Sono tutti i link condivisi da gente che è solita condividere aforismi di Fabio Volo ed Oscar Wilde  ( quest’ultimo si starà sicuramente rivoltando nella tomba ).<br />
E poi ci sono i cerebrolesi che parlano di cachet.<br />
“ Benigni predica bene e razzola male. “ “ Prima fa il comunista e poi prende 250.000 euro. “<br />
Ci terrei a precisare che ‘comunista’ oltre a non significare quello che erroneamente si pensa oggi, non significa nemmeno “ Sono un povero coglione e qui ci vengo gratis “.<br />
Stiamo parlando di un artista, di un artista valido, che può piacere o non può piacere. Il suo scopo è quello di aumentare lo share di una trasmissione che muove milioni di euro.  Può non valere 250.000 euro, ma lamentiamoci piuttosto del cachet della Canalis il cui curriculum può vantare un paio di sculettate a Striscia la Notizia e una sfilza di amanti da far venire i complessi di inferiorità al letto di Putin. E poi sinceramente se è servito a far capire agli italiani che l’inno recita “ Stringiamci a coorte “, per me son soldi ben spesi.<br />
Il signor Umberto Bossi &#8211; e abuso anche della parola ‘ Signore’ &#8211; si chiede dove siano i perbenisti che pagano il canone. Caro Umberto, di che cazzo mi devo lamentare se Roberto Benigni mi garba? Sono costretta a pagare un servizio anche se decido di non usufrirne, inoltre oramai il Signor Masi, &#8211; scusate la recidività -decide cosa mi piace o non mi piace. E mo’ mi vuoi togliare l’unica cosa decente che si è vista in un San Remo pessimo. Ma va a ciapà i rat!<br />
Poi la notizia che Roberto Benigni ha devoluto in beneficienza l’intero cachet non è servita a zittire tutti. Anche se non condivido personalmente la scelta di Benigni, ma resta un gesto opinabile.<br />
Quindi ho deciso di ripagare gli italiani a cui “ questo comizio è costato 250.000 euro “ con un omaggio.<br />
Vorrei riproporvi un’esegesi.<br />
Faccio concorrenza al buon Roberto proponendovi un artista futuristico post-contemporaneo.<br />
Un giovane  oramai già affermato che sguazza nel mondo di merda che dipinge.<br />
Sir Fabri Fibra.<br />
Il motivetto “ Tranneee teee “ è talmente stupido che per qualche strano motivo ti resta in testa fino a lobotomizzartela. Dopo aver guardato il videoclip pensavo che niente avrebbe potuto più sconvolgermi. Invece poi ho deciso di ascoltare le parole. Poi pensando di non aver capito ho cercato il testo su Google.<br />
E’ di una profondità che lascia senza parole. La stessa profondità di “ Deep throat” per intenderci “.<br />
Dal testo di Fabri Fibra.<br />
Esegesi di Nadia Buono.</p>
<p>“Rap futuristico a<br />
Rap futuristico o<br />
Rap futuristico e “<br />
Fabri Fibra scopre le vocali. Queste reiette lettere cui nessuno prima di MIke Bongiorno aveva dato importanza. Qui l’autore prende coscienza di come un semplice vocalizzo possa farti sembrare un complesso idiota.</p>
<p>“Ma cos&#8217;è sta paranoia<br />
Aspetta fammi fare<br />
Dai facci ballare<br />
Lo fanno tutti tranne te (Cosa?)<br />
dai fibra caccia un po di<br />
rap futuristico<br />
Ok! ”<br />
Con questo omaggio ermetico il Fibra ci mostra un’adulazione dei propri proseliti, assecondando la loro voglia di dimenarsi a suon di Rap Futuristico. Quanti significati nascondono due parole che insieme non ci azzeccano un cazzo. Il Rap. Il futurimo. No proprio non riesco a trovare un nesso. Ma chi sono io per smentire la vena artistica del genio.</p>
<p>“Rap futuristico A B<br />
Rap futuristico Ab Ab Ab AB<br />
Rap futuristico Fa Bri<br />
Rap futuristico fabri fabri fabri fabri<br />
Rap turubistico B A<br />
Speperteristico fibra fibra fibra fibra<br />
Speperefistico C D<br />
Rap futuristico “.</p>
<p>Questa è la mia strofa preferita. Questa strofa racchiude tutto. Non a caso pare sia il ritornello.<br />
In questa strofa troviamo un tocco d’algebra, rime baciate, rime alternate. Il tutto a sanare un dualismo tra Scienza e Umanesimo turubistica.</p>
<p>“Anche se tutti ballano<br />
tanne te  “<br />
Riecheggiano le parole ‘ tranne ‘ e ‘ te ‘, quasi a voler ricordare una totalità parmenidea di cui tu non farai parte neanche se lo paghi. Il Fabri tratta un’importantissima tematica sociale, ma non ha capito ancora quale. Ed è per questo che in una sola strofa racchiude le più attuali problematiche sociali “.</p>
<p>“E il tuo drink sembra quasi un te    “       Il riscaldamento globale.<br />
“E un motivo sotto sotto c&#8217;è c&#8217;è c&#8217;è “       La paura dell’individuo di denunciare gli abusi.<br />
“Tu vuoi lei (tu vuoi lei) “                          Passo.<br />
“Si ma lei ha gia un marito che “              L’adulterio.<br />
“Che ti cerca immagina il perchè “          Omaggio a Sakineh.<br />
“C&#8217;è una festa siamo in 103<br />
3 mila e 33 tranne te”                              Il Bunga Bunga e l’ira del PD che non vi partecipa.</p>
<p>“Rap futuristico<br />
tranne te tra me e te tranne te<br />
tranne te tra me e te tranne te<br />
Rap futuristico<br />
tranne te tra me e te tranne te<br />
tranne te tra me e te tranne te<br />
tranne te tra me e te tranne te tranne te “</p>
<p>Qui, quella che sembra una crisi d’identità, è in realtà il PD che fa chiarezza sugli invitati al Bunga Bunga.</p>
<p>“Rap futuristico A B<br />
Rap futuristico Ab Ab Ab AB<br />
Rap futuristico Fa Bri<br />
Rap futuristico fabri fabri fabri fabri<br />
Rap turubistico B A<br />
Speperteristico fibra fibra fibra fibra<br />
Speperefistico C D<br />
Rap futuristico cd cd cd cd “</p>
<p>Qui abbiamo una leggera variazione del ritornello con l’introduzione di un’ulteriore denuncia, ‘stavolta alla crisi delle case discografiche.</p>
<p>“D&#8217;estate lavorano tutti perchè<br />
tutti lavorano tranne te<br />
questo pezzo piace a tutti com&#8217;è<br />
tutti lo cantano tranne te<br />
La vita che sogni è tutta un pacco<br />
Come in tv affari tuoi<br />
E come la verginità<br />
d&#8217;un tratto prima la perdi poi la rivuoi<br />
qui c&#8217;è la musica e tu non balli<br />
tu parli parli parli<br />
easy rider sopra un harley<br />
con la maglia di bob marley<br />
le mie rime la gente le mima<br />
ma dopo tutto sono meglio di prima<br />
lo spettacolo è finto di brutto<br />
hanno tutti capito il trucco<br />
tranne te tranne te “</p>
<p>Qui è stato capace di non dire un cazzo, peggio che nelle altre strofe.  Pare sia un omaggio a Vasco Rossi.</p>
<p>“Rap futuristico<br />
tranne te tra me e te tranne te<br />
tranne te tra me e te tranne te<br />
Rap futuristico<br />
tranne te tra me e te tranne te<br />
tranne te tra me e te tranne te<br />
tranne te tranne te tranne te tranne te “</p>
<p>“se tu sei bella e bionda grida ooooooooooooooh<br />
se tu sei bella e mora grida oooooooooooooh<br />
se tu sei fidanzata grida ooooooooooooh<br />
se non sei fidanzata grida oooooooooooh “</p>
<p>Non importa il proprio aspetto. Non importa la propria situazione sentimentale. Non importa la pigmentazione della vostra capigliatura. L’importante è urlare “ ooooooooooh “.</p>
<p>“ Rap futuristico hey “.     Licenza poetica.</p>
<p>“Oh oui oui se le medellin<br />
quasi quasi faccio rap in francese<br />
mi fa piu elegante cantante<br />
tira su le mani se anche tu c&#8217;hai l&#8217;amante “<br />
Non basta rompere il cazzo in italiano.</p>
<p>“ Nella pista c&#8217;è fibra a palla<br />
è il mio ragazzo guarda come balla<br />
a 12 anni a contare le stelle<br />
a 30 anni a contare le parcelle “.</p>
<p>&#8230;a 74 a prendere le pasticchelle.</p>
<p>“nella testa ho mille particelle “   &#8230;<br />
“di notte sogno mille porcelle”    Ogni subconscio ha i sogni che si merita.</p>
<p>“mi regalano le tagliatelle<br />
quando mi vedono a Trl “</p>
<p>Ma potevi fare diecimila rime. Mi staccano le bretelle, mi si azzeccano come le patelle. Poi forse c’è qualche aneddoto che fortunatamente ignoro.</p>
<p>“di politica non sono l&#8217;esperto”<br />
Maddai.<br />
“ma dicono l&#8217;italia sara presto un deserto<br />
tra 20 anni saremmo tutti quanti emmigrati a San Tropez<br />
tranne te “<br />
San Tropez, per ovvie ragioni lettararie, pare sia la futura meta degli emigranti in cerca di salvezza. Come se uno nel deserto andasse in cerca esclusivamente di una Coca Cola light.</p>
<p>“Rap futuristico<br />
tranne te tra me e te tranne te<br />
tranne te tra me e te tranne te<br />
tranne te tra me e te tranne te<br />
tranne te<br />
Rap futuristico<br />
tranne te tra me e te tranne te<br />
tranne te tra me e te tranne te<br />
tranne te tra me e te tranne te<br />
tranne te</p>
<p>se tu sei bella e bionda grida ooooooooooooooh<br />
se tu sei bella e mora grida oooooooooooooh<br />
se tu sei fidanzata grida ooooooooooooh<br />
se non sei fidanzata grida oooooooooooh</p>
<p>rap futuristico<br />
rap futuristico<br />
rap futuristico<br />
rap futuristico “.</p>
<p>F.</p>
<p>Si accettano offerte da 5 euro da evolvere in beneficienza al primo bar fornito di Tennent’s.</p>
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		<title>Pensieri al volante.</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 12:59:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LOSTrica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stamattina sono uscita di casa per fare tre cose, semplici e urgenti : ritirare il certificato del diploma ( sì, l’avrei dovuto fare tanto tempo fa, già ho avuto una cazziata da mezza segreteria ), andare a casa di un amico a ritirare altri certificati e spedire un fax. Semplice semplice. Non così semplice se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stamattina sono uscita di casa per fare tre cose, semplici e urgenti : ritirare il certificato del diploma ( sì, l’avrei dovuto fare tanto tempo fa, già ho avuto una cazziata da mezza segreteria ), andare a casa di un amico a ritirare altri certificati e spedire un fax. Semplice semplice.</p>
<p>Non così semplice se abiti a Ischia.</p>
<p>E’ vero che qualcuno potrebbe farmi notare che magari non ho la più pallida idea di cosa significhi attraversare il raccordo anulare la mattina per andare al lavoro. E posso quotare in pieno. Ma in città è necessario. A Ischia, non si capisce il perchè, ma ogni tanto si sbizzarriscono e aprono un cantiere nuovo, e tu per arrivare da un punto A ad un punto B, segui illimitate traiettorie. Come è possibile che io per arrivare dai Pilastri a Piazza Degli Eroi debba passare per Pistoia?</p>
<p>Ma oramai il cantiere è aperto e io accetto il triste destino .</p>
<p>Quello che proprio non accetto è il comportamento umano.</p>
<p>La gente la mattina esce di casa, avrà pure i cazzi propri per la testa, e agisce secondo istinto. Animale.</p>
<p>Deviazioni su deviazioni. All’improvviso ripercorri la stessa strada che 10 minuti prima non era trafficata e la trovi bloccata. Scopri che ci sono tanti bambini che stanno uscendo dal circo.</p>
<p>Tu dalla macchina, con la faccia da ebete, aspetti che il vigile li faccia attraversare.</p>
<p>Ora. Quanto cazzo ci vuole a capire che se io sto in coda perchè il vigile mi ha bloccato, tu devi attraversare, vai sul marciapiede opposto e poi vai a prendere la tua cazzo di macchina ovunque essa sia mentre io transito?<br />
No.<br />
Tu attraversi diagonalmente, zigzagando, saltellando e sorridendo, mentre scegli la traiettoria più carina. E io in macchina, sempre con la faccia da ebete, aspetto che tu abbia fatto i comodi tuoi.</p>
<p>Poi continui a guidare, placata da Virgin Radio che trasmette “ Come together “ dei Beatles , parcheggi, scendi e provi ad attraversare. Stavolta il vigile non c’è. E tu vorresti piangere, chiamare il Telefono Azzurro o lanciare i segnali di fumo affinchè qualcuno, vedendoti sul ciglio della strada, invece di evitare il tuo sguardo, ti faccia attraversare.<br />
No.<br />
Qui si aspetta  che non passino più macchine, o bisogna contarne ventitre circa prima che tu riesca ad attraversare. Ma questo non è nulla. Andiamo avanti.<br />
Riprendi la macchina, e cerchi la traiettoria giusta. Vai a culo. Sei sempre stata abituata a mettere il pilota automatico, ora devi improvvisamente avere a che fare con la segnaletica verticale per arrivare a destinazione.</p>
<p>Mentre sei lì che cerchi di capire dove Mr Traffico ha deciso di mandarti, il conducente della macchina che ti transita avanti, decide di svoltare. Con disinvoltura. Con un vero tocco di classe si allarga leggermente sulla sinistra e svolta a destra. Ma la freccia? Io per esempio a quello gliene avrei conficcata una su per il … Ma ho tenuto la calma anche in quel caso.<br />
Dire Straits.</p>
<p>Via Leonardo Mazzella è la parallela di Via Michele Mazzella, che è una delle strade più trafficate di Ischia. Avendola bloccata all’altezza di uno degli sbocchi principali, il traffico è stato confluito nella parallela. Solo che quest’ultima, è molto più stretta e ha macchine parcheggiate lungo tutta la strada. Cerchi di percorrere la strada con le guidatrici isteriche e gli uomini sprovveduti, e ti ritrovi bloccato. Il camion davanti fa uno strano slalom e ci blocchiamo tutti allegramente. Mi ero quasi affezionata ai volti dietro i finestrini delle autovetture accanto alla mia, quando magicamente il camion si sposta e c’è un SUV parcheggiato lì, così, di fronte all’ingresso della chiesa e ostacola il flusso. Per carità, io posso capire che uno che può permettersi il BMW ha il culo troppo comodo per andare a parcheggiare nell’immenso parcheggio che dista 100 mt a stento. E comunque apprezzo la scelta di comprare un macchina del genere ad Ischia, dove le strade sono strettissime, e parcheggiarla con disinvoltura dove capita.</p>
<p>Poi c’è IL genio. Questa signora è stata talmente geniale che le voglio un po’ bene. Viene dal senso di marcia opposto, mette la freccia, svolta e si ferma davanti al muro. Deve fare inversione di marcia. Avrebbe potuto aspettare tranquillamente che io passassi e poi fare inversione, oppure come si usa nei paesi civili poteva andare a girare in un posto più consono visto che in quell’esatto punto la visibilità, sia in un senso che nell’altro, non superava i 10 mt. La signora con moltissima calma gira lo sterzo della sua Panda, e io sempre lì ad aspettare che le abbia finito.</p>
<p>Penso ad un certo punto di andare alla Violetta a comprare i filtrini,  perchè finchè non me lo imporrà di nuovo la legge, col cazzo che uscirò di nuovo di casa.</p>
<p>Ti accingi ad imboccare la strada della Violetta con molta calma, perchè se sei di Ischia hai il segnale stradale, quello di pericolo con la stambecco che vaga, trapiantato nella tua testa. Sai che devi aspettarti il peggio.</p>
<p>Due tizi passeggiano, chiacchierano, attraversano la strada e non si girano. Hanno dovuto attraversare solamente 1, 5 mt, ma seppur stretta, è comunque una strada, e a me mamma ha insegnato a guardare prima da un lato e poi dall’altro prima di attraversare. Credo sia stata la macchina che mi ha investito a 4 anni a chiarirmi il concetto, e  grazie ai Police non ho dato loro il bigliettino da visita del mio mentore.</p>
<p>Provi a parcheggiare ma c’è un tizio che non sa dove sta andando. Si vede che vaga senza una meta. Però per quanto ti possa dispiacere la sua confusione mentale tu hai bisogno di parcheggiare. Con calma aspetti che lui decida cosa fare. Lui non si decide, cammina come un bradipo nell’unico posto in cui posso parcheggiare, quindi non parliamo di lunghe distanze, ma impiega inspiegabilmente tanto tempo per percorrerle.</p>
<p>A quel punto capisci che questo è proprio imbecille, suoni discretamente il clacson, lui dopo un po’ ricorda che quel suono potrebbe significare che c’è una macchina dietro di lui, e sceglie una meta a casao e la raggiunge. Non voglio immaginare se un giorno dovesse decidere di partecipare alla Maratona di New York.</p>
<p>Vabbè. Parcheggi, prendi i tuoi filtrini e fuggi a casa e li maledici uno ad uno.</p>
<p>In sostanza quel che volevo dire è che è vero che siamo amministrati pessimamente, però per strada gira davvero una massa di deficienti a cui non interessa pensare che per arrivare ad una meta incroci persone che vanno da tutt’altra parte. Mettono il pilota automatico e non vogliono saperne più niente. Hanno fretta, devono correre, devono passare prima loro, anche se le condizioni non lo consentono. Allora tenetevi quest’amministrazione di merda perchè di più non meritate. E stamattina sono più felice di chi mi governa perchè tanto governa anche voi.</p>
<p>L’avevo riassunto in un tweet, ma a Fabio bruciava il culo e gli ho dovuto delle spiegazioni. E siccome lui è il mio wingman ho cercato di lenirglielo.</p>
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		<title>Costruzione di un sogno chiamato Europa</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2011 17:10:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fiore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alla luce di oltre mezzo secolo di storia, quando oggi ci si riferisce all’Europa non si vuole soltanto indicare un’entità geografica ma piuttosto la costruzione di un’identità politica, di un progetto comune, come dimostrato dall’impegno a favore di una Costituzione europea. L’esito negativo dei referendum sulla Costituzione europea in Francia e nei Paesi Bassi (2005) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.thenextwhiskeybar.net/wp-content/uploads/2011/01/ue2_big.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1218" title="ue2_big" src="http://www.thenextwhiskeybar.net/wp-content/uploads/2011/01/ue2_big.jpg" alt="" width="420" height="259" /></a></p>
<p>Alla luce di oltre mezzo secolo di storia, quando oggi ci si riferisce all’Europa non si vuole soltanto indicare un’entità geografica ma piuttosto la costruzione di un’identità politica, di un progetto comune, come dimostrato dall’impegno a favore di una Costituzione europea.</p>
<p>L’esito negativo dei referendum sulla Costituzione europea in Francia e nei Paesi Bassi (2005) ha messo in luce la coesistenza in seno all’Unione di stati a “due velocità”: da una parte l’Europa occidentale, il nucleo storico della CEE, che prevede un orizzonte relativamente vicino di unificazione politica; dall’altra la maggioranza dei suoi membri (<em>in primis</em> la Gran Bretagna e i paesi nordici), che proseguiranno gradualmente verso la convergenza delle proprie strutture economico-giuridiche nella cornice europea.</p>
<p>La critica rivolta più spesso, a ragione, all’UE è che gli stati membri sono ancora lungi dal costituire un fronte unico, sul piano diplomatico e politico, rispetto a tematiche decisive per il pianeta come la pace e la stabilità, il terrorismo, le relazioni con gli USA, il ruolo del Consiglio di sicurezza dell’ONU. Per di più, nei paesi europei i sistemi di difesa, che continuano ad impersonificare il concetto di sovranità nazionale, restano nelle mani dei governi nazionali e interagiscono unicamente nell’ambito di alleanze come la NATO. Inoltre, il Trattato di Lisbona segnala chiaramente che la NATO è il quadro nel quale si organizza la difesa europea, e con questo gli USA sono riusciti ad ottenere l’obiettivo che avevano sempre avuto con l’aiuto della Gran Bretagna, cioè di legare i paesi europei in un solo blocco politico-militare dominato da loro.</p>
<p>Crisi istituzionale, competizione commerciale e diversità dei sistemi di alleanze internazionali hanno operato negli anni ’90 più nel senso della divergenza tra le strutture economiche dei paesi membri che in quello della convergenza, determinando negli ultimi anni una sostanziale battuta d’arresto del processo di integrazione. Vi ha concorso anche il bilancio, non entusiastico, dei primi anni di funzionamento della moneta unica, l’euro, che ha contribuito ad una crescita limitata e troppo vicina allo zero e all’aumento della disoccupazione, tendenze aggravate dallo scoppio della crisi finanziaria del 2008.</p>
<p>In particolare la crisi che travolse l’economia della Grecia nel 2009 ha mostrato un’assenza di strumenti di intervento e di salvataggio, oltre che di controlli, da parte degli altri stati membri, rendendo necessario anche l’intervento del FMI. Ciò ha messo in pericolo la stabilità dell’euro, generando il rischio di un “effetto domino”, e della stessa UE, mostrando un sistema “a due velocità” in cui i grandi paesi, guidati dalla Germania, esercitano più controllo sui piccoli. A seguito di tale crisi alcuni politici ed economisti hanno proposto l’istituzione di un Fondo monetario europeo che disegni e faccia funzionare programmi di assistenza, nonché di controllo, per i paesi dell’eurozona in difficoltà. Per quanto però questa possa essere una buona idea, è duro immaginare come idee ambiziose come questa possano essere realizzate senza cambiamenti sostanziali nei trattati.</p>
<p><a href="http://www.thenextwhiskeybar.net/wp-content/uploads/2011/01/competitivue.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1220" title="competitivue" src="http://www.thenextwhiskeybar.net/wp-content/uploads/2011/01/competitivue.jpg" alt="" width="479" height="344" /></a></p>
<p><strong>Figura</strong> – <em>Indice di competitività delle principali economie dell’UE e di alcune delle principali economie mondiali nel 2010. Tra parentesi è indicata la posizione nella graduatoria mondiale (Fonte: IMD, 2010).</em></p>
<p>In più, oggi, incombono sull’Europa i problemi della competizione economica con le zone emergenti dell’emisfero americano e con l’Asia orientale, animata dal dinamismo delle economie di recente sviluppo (in primo luogo la Cina costiera) e dai capitali giapponesi e del sud-est asiatico. Per garantire la crescita economica e far fronte alla concorrenza delle grandi economie mondiali, i paesi europei, il cui peso demografico è in costante diminuzione su scala mondiale, devono restare uniti. Nessuno stato membro dell’Unione è sufficientemente forte per lanciarsi da solo sul mercato globale (vedi Figura). Il mercato unico europeo rappresenta una piattaforma fondamentale grazie a cui le imprese europee possono competere efficacemente sui mercati mondiali.</p>
<p>A proposito di ciò, gli stati dell’UE per massimizzare la loro influenza sulla scena internazionale si esprimono come un’unica entità nei negoziati con i loro partner commerciali: infatti l’UE è membro a tutti gli effetti dell’OMC assieme agli stati che la compongono, e questo in virtù del fatto che il Trattato di Roma del 1957 le ha attribuito una competenza esclusiva in materia di politica commerciale con l’effetto di escludere quasi totalmente la possibilità per gli stati europei di condurre un’azione autonoma in materia commerciale. Ciò le ha permesso di avere nell’organizzazione un ruolo più importante di quello che avrebbero avuto i singoli paesi, un ruolo quasi paritetico a quello degli USA (PARENTI, 2002). In tale ottica l’UE dovrebbe presentare sempre più spesso posizioni comuni dinanzi a tutti gli organismi internazionali, anche dell’ONU, compreso il Consiglio di Sicurezza, e un miglior coordinamento all’interno delle istituzioni finanziarie internazionali, per giungere infine ad una rappresentanza unificata dell’UE, o della “zona euro”.</p>
<p>Dal punto di vista puramente economico, nel corso degli ultimi vent’anni l’area dell’UE ha sperimentato un significativa convergenza tra paesi e regioni in termini di grado di sviluppo e livello di reddito pro-capite. Nonostante questi forti progressi, tra i paesi europei, e ancor più tra le regioni, permangono però sostanziali disparità nel reddito, accentuate ulteriormente dall’entrata nell’Unione dei paesi dell’est Europa dove però risulta comunque in atto un processo di convergenza. Ma questi processi di convergenza non saranno né rapidi né automatici: le politiche di spesa comunitarie, accompagnate però da adeguate politiche economiche nazionali e da un contesto internazionale favorevole, assumono un’importanza cruciale, sia sotto forma di investimenti, soprattutto infrastrutturali, che di spesa sociale, come dimostrano le passate esperienze di Irlanda e Spagna. Proprio in quest’ottica si ritiene, a ragione, che l’economia europea abbia un notevole potenziale di sviluppo grazie alla presenza al suo interno di stati di recente ingresso caratterizzati da economie meno avanzate.</p>
<p><a href="http://www.thenextwhiskeybar.net/wp-content/uploads/2011/01/banca_centrale_europea.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1219" title="banca_centrale_europea" src="http://www.thenextwhiskeybar.net/wp-content/uploads/2011/01/banca_centrale_europea-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>La nascita dell’euro era stata accompagnata da forti aspettative, tuttavia le attese finanziarie non hanno avuto l’esito sperato sull’economia reale: lo sviluppo è ancora modesto e la disoccupazione è elevata. Come è vero che «l’Unione monetaria europea sarà certamente ricordata dagli storici come uno dei più concreti risultati della strategia di integrazione politica tra stati» (PETROVICH, 2000), è altrettanto vero che «è arduo pensare di mantenere in vita una moneta unica senza una politica fiscale comune» (RIZZI, 1998). Infatti, ad oggi, l’Unione monetaria europea non pare essere supportata da un buon meccanismo di coordinamento delle politiche fiscali e molti europeisti ritengono che essa sia monca, mancando di un certo grado di centralizzazione proprio della politica fiscale e una più ampia autonomia impositiva (IAPADRE e MASTRONARDI, 2007). L’introduzione della moneta unica è stata sicuramente, come più volte detto, un grande risultato, ma tuttavia ha ridotto gli strumenti a disposizione degli stati nazionali, che possono fissare obiettivi contrastanti, ed ha affidato tali strumenti ad un’autorità centrale che non è in grado di fissare obiettivi sovranazionali. L’Europa si deve ormai far carico di essere un’area monetaria e di avere quindi una sua politica economica e una sua strategia di crescita. L’economia è stata una tecnica di governo importante: la razionalità economica ha convinto gli stati europei a compiere quei passi determinanti verso la costruzione dell’odierna UE. «L’economia ha forzato la politica. La politica si è autoimposta prevalentemente obiettivi economici» (PETROVICH, 2000). I passi da fare non sono terminati, e oggi più che mai, vanno fatti in senso politico, più che economico.</p>
<p>Infatti, per uscire dalla crisi finanziaria e dalla sua patologica “quasi stagnazione economica”, l’Europa dovrebbe essere più ambiziosa, inaugurare cioè una nuova visione e una svolta negli indirizzi generali di politica economica: investire ed implementare una nuova politica industriale basata su produzione ad alta tecnologia e capitale umano, accompagnare maggiormente alla strategia del “rigore” strategie di “coesione”, specialmente sociale, di salvaguardia dell’ambiente e del territorio, ed infine, la sfida dell’UE non può prescindere da una continua evoluzione delle istituzioni comuni.</p>
<p>Per quanto riguarda la visione di un’Europa unita, come detto anche precedentemente, il testo della proposta Costituzione Europea, sforzo più ambizioso in tal senso, è stato criticato da più parti: i federalisti insistevano sulla mancanza di riforme in senso pienamente federale, mentre gli euroscettici temevano una presenza ancora più ingombrante dell’Unione. L’odierno Trattato di Lisbona, non colma il deficit di senso dell’UE, che rimane un progetto di potenza da definire.</p>
<p>La concezione tradizionale ravvisa nelle comunità una semplice unione internazionale di stati, sia pure con caratteri distintivi e diversi rispetto alle precedenti esperienze di rapporti tra stati. La visione federalista sottolinea invece nel processo di integrazione europeo le strutture volte alla creazione di uno stato sovranazionale, in grado di decidere obiettivi anche contro i singoli stati precedenti, e considera le comunità come enti federali (PETROVICH, 2000). Altri, infine, muovendo dall’originalità e dall’autonomia proprie di queste comunità, le configura come enti di origine internazionale, a carattere istituzionale e a formazione progressiva. La corte di giustizia, in due fondamentali sentenze (sent. 5 febbraio 1963, e sent. 15 luglio 1964), ha osservato che il trattato CEE va al di là di un accordo che si limiti a creare obblighi reciproci fra gli stati contraenti ed è diverso dai comuni trattati internazionali.</p>
<p>Ha quindi preso corpo la valorizzazione del concetto di sovranazionalità, per indicare nelle Comunità europee una associazione di stati sovrani, dotata di propria autonomia, di propri poteri, di un ordinamento giuridico indipendente dagli stati membri, e alla quale, nelle materie dichiarate di competenza, sono soggetti sia gli stati sia i singoli cittadini.</p>
<p>Le Comunità europee però, anche considerate unitariamente come sistema istituzionale originale e distinto rispetto alle organizzazioni internazionali classiche, non costituiscono ancora uno stato federale, poiché difettano della competenza esclusiva e del potere di ampliare la propria capacità con autonome e sovrane decisioni. L’UE si configura dunque come un’originale organizzazione sovranazionale in cui le stesse cittadinanze dei singoli stati conservano un ruolo specifico e distinto, sia pure in rapporto di complementarietà con l’ordinamento comunitario.</p>
<p>Infatti, mentre gli obiettivi dell’integrazione economica e monetaria sono perseguiti in un quadro istituzionale dove assumono una grande importanza le politiche e le azioni comuni gli obiettivi del secondo e terzo pilastro (PESC, e giustizia e affari interni) vengono perseguiti mediante la cooperazione a livello intergovernativo e col ricorso generalizzato all’unanimità in sede di consiglio (nonché affiancato al sistema NATO), data la resistenza degli stati membri a delegare ad organi europei competenze nazionali delicate, cosa che lascia ad ogni stato una forma di “veto”.</p>
<p>Inoltre, alla luce della prospettiva di ulteriori allargamenti, con più di 30 stati membri la capacità dell’Unione di funzionare secondo i principi fondamentali dei trattati sarà messa a dura prova. Le procedure decisionali dovranno essere interamente riviste per evitare la paralisi e permettere all’Unione di mantenere la propria capacità d’azione. Gli interessi a breve termine facilmente comprometteranno le priorità a lungo termine. Qualsiasi riforma dell’attuale sistema deve garantire la pluralità ed il rispetto delle differenze, che costituiscono la maggiore ricchezza delle nazioni europee, ma deve radicalmente investire il processo decisionale, semplificandolo: potrà funzionare solo un sistema politico e giuridico basato sul voto di maggioranza, diventando così sempre meno intergovernativo e sempre più sovranazionale, e su controlli ed equilibri (<em>checks and balances</em>).</p>
<p>L’Europa fin dal secondo dopoguerra ha saputo ritrovare le vie di un risveglio europeo, nonostante tante occasioni perdute e ritardi, che di per se può dare nuovamente al vecchio continente un ruolo di protagonista nella attuale situazione mondiale (ORSELLO, 1996). Se le nazioni europee vogliono riconquistare l’antico ruolo negli affari mondiali esse devono essere in grado di parlare con una sola voce e di disporre di risorse e di un capitale umano paragonabili a quelli degli USA (CAMERON e NEAL, 2005).</p>
<p>E’ evidente che la prospettiva per l’Europa che si unisce, si allarga e, dunque, si rafforza non può limitarsi alle aspirazioni, alle tendenze ideali e ancora una volta alla grande utopia: occorre fare i conti con la realtà e considerare i problemi nella loro entità e nella possibilità concreta di una loro soluzione (ORSELLO, 1996). «Se i traguardi raggiunti erano del tutto insperati qualche decennio fa, i traguardi futuri in un contesto  mondializzato e conflittuale richiederanno valenze politiche ben più impegnative e sintesi culturali certamente molto più aggreganti» (PETROVICH, 2000). I sostenitori dell’unità europea avevano in mente molto più che un semplice mercato comune o un’unione doganale (CAMERON e NEAL, 2005).</p>
<p>Uniti, gli europei potrebbero mutare le sorti del mondo. Divisi, finiranno per subire le decisioni dei paesi più forti. Si deve essere perciò consapevoli che la tappa successiva della costruzione europea sarà la federazione basata su una costituzione democratica, magari a seguito di talune accelerazioni consentite agli stati più avanzati e più impegnati nel processo unitario e federale. E’ questo l’appuntamento che attende l’Europa nel nuovo secolo (ORSELLO, 1996).</p>
<p><strong><em>NOTE: </em></strong></p>
<p><strong><em>CAMERON R. e NEAL L. (2005), <em>Storia economica del mondo: dal XVIII secolo ai giorni nostri</em>, vol. 2, Il Mulino, Bologna</em></strong></p>
<p><strong><em>IAPADRE L. e MASTRONARDI G. (2007), <em>Lezioni di economia dell’integrazione europea</em>, Università degli studi dell’Aquila, L’Aquila</em></strong></p>
<p><strong><em>ORSELLO G. P. (1996), <em>L’Unione Europea</em>, Newton and Compton, Roma</em></strong></p>
<p><strong><em>PARENTI A. (2002), <em>Il WTO</em>, Il Mulino, Bologna</em></strong></p>
<p><strong><em>PETROVICH G. (2000), <em>Teorie economiche e politiche di integrazione europea: riflessioni sulla strategia dei trattati</em>, Università di Venezia, Venezia</em></strong></p>
<p><strong><em>RIZZI I. (1998), <em>Il futuro della nazione</em>, Stampa Inedita, Milano</em></strong></p>
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		<title>L&#8217;inarrestabile proliferare del regionalismo</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Dec 2010 14:44:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fiore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La nascita di un numero crescente di organizzazioni internazionali è una caratteristica tipica della storia successiva alla Seconda guerra mondiale. La ricostruzione delle relazioni internazionali fu fortemente segnata da alcuni fattori storici e politici che favorirono l’ideale di un sistema regolato da istituzioni al di sopra dei singoli stati nazionali. L’esperienza tragica del ventennio 1925-1945 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.thenextwhiskeybar.net/wp-content/uploads/2010/12/Immagine.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1213" title="Immagine" src="http://www.thenextwhiskeybar.net/wp-content/uploads/2010/12/Immagine.jpg" alt="" width="341" height="208" /></a></p>
<p>La nascita di un numero crescente di organizzazioni internazionali è una caratteristica tipica della storia successiva alla Seconda guerra mondiale. La ricostruzione delle relazioni internazionali fu fortemente segnata da alcuni fattori storici e politici che favorirono l’ideale di un sistema regolato da istituzioni al di sopra dei singoli stati nazionali. L’esperienza tragica del ventennio 1925-1945 fu imputata soprattutto alla mancanza di una chiara comprensione dei fenomeni di interdipendenza tra i paesi, e alla mancanza di sedi e strumenti adeguati per superare i conflitti d’interesse attraverso politiche di cooperazione.</p>
<p>Uno dei presupposti di questa “svolta” è stato l’emergere di valori fondamentali comuni e la diffusione di regole di agire politico basate sui principi della democrazia: la rinuncia di ciascuno stato alla gestione autonoma delle materie demandate agli organismi internazionali ha come corollario il principio che, rispetto agli stessi organismi, anche tutti gli altri stati rappresentati si astengano dal prendere decisioni separate.</p>
<p>In quest’ambito, «una delle caratteristiche principali del quadro economico internazionale odierno è costituito dalla presenza concomitante di esperienze di liberalizzazione degli scambi tra paesi a molteplici livelli, e segnatamente a livello globale, da un lato, e a livello regionale dall’altro. Accade così che un paese si trovi al contempo a partecipare a forme di integrazione economica internazionale differenziate, talvolta fra loro sovrapposte» (PRAUSSELLO, 2006).</p>
<p>Nel complesso, la tendenza di lungo periodo alla liberalizzazione degli scambi a livello mondiale associata alla globalizzazione sembra coesistere con l’aumento delle esperienze di liberalizzazione a livello regionale, in forma di accordi commerciali preferenziali, o di accordi di integrazione regionale (PRAUSSELLO, 2006).</p>
<p>Comunque, «il regionalismo, inteso come la tendenza di un certo numero di paesi a liberalizzare parzialmente o totalmente il commercio tra di loro ha una storia relativamente lunga» (GRILLI e SASSOON, 1997). Il regionalismo, infatti, ha continuato ad espandersi dopo la Seconda guerra mondiale nonostante l’emergere di un sistema di relazioni commerciali ordinato su base multilaterale e sulla base di principi guida quali la non discriminazione e la reciprocità, incastonati nell’<em>Accordo Generale sulle Tariffe ed il Commercio</em> (GATT) entrato in vigore nel 1947. Si pensi che nel 1994 (anno di fondazione dell’OMC) quasi tutti i 115 paesi allora membri del GATT erano al tempo stesso membri di almeno un accordo commerciale preferenziale avente base regionale (GRILLI e SASSOON, 1997).</p>
<p>La tendenza al regionalismo nelle relazioni commerciali non è stata però uniforme nel tempo. Iniziato su larga scala in Europa occidentale con la costituzione della Comunità Economica Europea (CEE) nel 1957, un’unione doganale che aveva come obiettivo finale la creazione di un mercato comune tra i paesi membri, il regionalismo ha avuto seguito nella stessa regione con la creazione dell’Area di Libero Scambio Europea (EFTA) tra un altro gruppo di paesi europeo occidentali nel 1960. Esso poi si è diffuso rapidamente anche ai PVS, prima in America Latina, poi in Medio Oriente e Africa. L’Asia, invece, rimase relativamente immune da queste influenze e nessuna tendenza verso l’integrazione regionale è emersa in questo periodo: infatti, i paesi asiatici fino alla prima metà degli anni ’60 rimasero o orientati verso l’interno e relativamente chiusi (come Cina e India), o adottarono strategie di crescita basate sulle esportazioni su scala mondiale (come i paesi del Sud-Est asiatico), badando soprattutto ai mercati dei paesi industrializzati (GRILLI e SASSOON, 1997).</p>
<p>Quindi, «il regionalismo nella sua prima fase è stato di tipo Nord-Nord o di tipo Sud-Sud, e concentrato su obiettivi prettamente commerciali. In pratica solo i paesi CEE iniziarono un vero e proprio processo di integrazione regionale avente scopi che andavano al di là della liberalizzazione commerciale tra i membri, cioè politici: quella di assicurare la pace e la coesione politica dell’Europa continentale, profondamente intaccate dalle due guerre mondiali e minacciate negli anni ’50 dall’URSS. C’è stato forse anche un impulso culturale mirante alla conservazione dell’identità europea in un periodo in cui il vecchio continente stava perdendo la sua supremazia economica e politica nel mondo» (GRILLI e SASSOON, 1997).</p>
<p>«Le  motivazioni che invece sono state alla base degli accordi regionali sul commercio raggiunti nel tempo tra PVS sono state più di tipo economico che politico: erano spinti cioè da un forte desiderio di svilupparsi velocemente, ed entusiasmati dalle prospettive di strategie di industrializzazione basata sulla sostituzione delle importazioni con produzione domestica. Ma i PVS avevano un altro chiaro obiettivo da perseguire con il regionalismo: aumentare il loro potere contrattuale (e le ragioni di scambio) di gruppo nei confronti dei paesi industrializzati» (GRILLI e SASSOON, 1997).</p>
<p>Questa, che possiamo chiamare la prima fase del regionalismo, terminò nei primi anni ’70. Al di fuori dell’Europa il regionalismo venne prima a perdere slancio e successivamente ad arenarsi, nessuno di questi accordi aveva sensibilmente contribuito allo sviluppo (IAPADRE e MASTRONARDI, 2007). In Europa, invece, non solo si verificò una prima espansione della CEE nel 1975, ma continuò anche il processo di trasformazione dell’unione doganale in mercato comune a livello europeo. In altre parti del mondo, tuttavia, il regionalismo rimase virtualmente inesistente a livello di politica economica generale o commerciale. I paesi chiave dell’area nordamericana e asiatica, USA e Giappone, continuarono infatti a mostrare una forte inclinazione verso relazioni commerciali a tutto campo, ossia a dimensione globale (GRILLI e SASSOON, 1997).</p>
<p>Il secondo fiorire del regionalismo si è manifestato piuttosto rapidamente, ed inaspettatamente, nella seconda metà degli anni ’80, sempre tra i paesi industrializzati, ma stavolta nel Nord America. Prima ci fu la creazione dell’Area di libero scambio USA-Canada nel 1988 e successivamente, nel 1992, l’Associazione di Libero Scambio del Nord America (NAFTA) tra USA, Canada e Messico. Poi il processo è continuato nel sud dell’emisfero occidentale dove sono sorti l’Area di libero scambio Argentina-Brasile nel 1990 e il Mercato Comune del Cono Sud (MERCOSUR) tra Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay nel 1991, è stato ripristinato il Patto Andino nel 1990 e rinnovato il Mercato Comune Centro Americano nel 1990. Importanti manifestazioni di questa rinascita ci sono state anche nel Nord Africa con la costituzione nel 1969 dell’Unione del Maghreb Arabo (UMA), e nella regione asiatica del Pacifico, area fino ad allora non toccata da iniziative di integrazione preferenziale, dove sono sorti improvvisamente numerosi progetti per accordi economici e commerciali di vario raggio, come la Comunità Economica dell’Asia dell’Est (EAEC) (GRILLI e SASSOON, 1997).</p>
<p>La seconda fase del regionalismo è stata così caratterizzata sia dall’esplosione del fenomeno dall’Europa al Nord America e a parti importanti dell’Asia, che dalla tendenza a formare su base regionale gruppi commerciali comprendenti sia paesi industrializzati che PVS (GRILLI e SASSOON, 1997). «Il regionalismo si inserisce prepotentemente nelle strategie commerciali, diventando un elemento costitutivo del processo di apertura degli scambi. Inoltre, l’integrazione, sull’esempio dei successi europei, tende ad approfondirsi sempre di più, anche con la rivisitazione di vecchi accordi» (IAPADRE e MASTRONARDI, 2007).</p>
<p>«Gli accordi regionali degli ultimi anni, oltre ad essere di tipo Nord-Sud e ad assomigliare ad una nuova ondata a causa del loro numero e della loro rapida successione, sembrano anche essere nati per motivi differenti rispetto a quelli degli accordi che li hanno preceduti. […] Di fatto, si può notare come in aggiunta al commercio di beni, molti dei nuovi accordi regionali siano stati estesi a quello dei servizi, al trattamento degli investimenti, come pure agli standard ambientali, obiettivi questi mancanti nella maggior parte dei vecchi accordi, tutti o quasi incentrati sulla liberalizzazione del commercio tra membri» (GRILLI e SASSOON, 1997).</p>
<p>La ricerca di spiegazioni non tradizionali per questo nuovo fiorire di accordi regionali ha fatto pensare a taluni che questi potessero essere stati concepiti come progetti di <em>default </em>(il cosiddetto “regionalismo difensivo”), da realizzare in caso di fallimento del GATT (come nel caso del NAFTA), oppure come tentativi di ottenere vantaggi nelle ragioni di scambio derivanti dall’uso strategico della forza di gruppo, o infine come un altro modo per assicurarsi l’accesso a mercati geograficamente prossimi, e quantitativamente dominanti, minacciato dall’aumento nelle discriminazioni non tariffarie effettuate dai paesi o gruppi di paesi che li costituivano (tendenza prevalente tra i paesi piccoli) (GRILLI e SASSOON, 1997).</p>
<p>Oggi, seppur con continue, ma di varia natura, battute di arresto, «il regionalismo è diventato una tendenza chiave nelle relazioni commerciali tra stati. […] E sembra essere di nuovo in ascesa» (GRILLI e SASSOON, 1997). Le organizzazioni internazionali regionali rappresentano oggi il terreno dove si strutturano concretamente i processi della globalizzazione, a conferma del carattere frammentato dell’attuale sistema-mondo. Negli ultimi vent’anni si è assistito ad una loro fortissima crescita: si pensi che nei soli anni 2005 e 2006 sono stati ratificati ben 55 accordi, questa tendenza alla forte crescita è motivata anche dal lungo stallo in cui versano i negoziati in sede OMC dal 1999. A causa proprio di ciò si parla oggi di “proliferazione degli accordi regionali” (quest’aumento è ancor più marcato per gli accordi di tipo Nord-Sud e Sud-Sud), anche se la tendenza odierna è guidata sempre più da strategie politiche o considerazioni economiche non legate più a dinamiche regionali (Fig.1).</p>
<p><a href="http://www.thenextwhiskeybar.net/wp-content/uploads/2010/12/rtacum.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1211" title="rtacum" src="http://www.thenextwhiskeybar.net/wp-content/uploads/2010/12/rtacum.jpg" alt="" width="478" height="286" /></a></p>
<p><strong>Figura n. 1</strong> – <em>Numero di accordi di integrazione regionale notificati al GATT-OMC cumulativamente dal 1950 al 2009 (Fonte: OMC, 2010). </em></p>
<p>Inoltre, va detto che oggi gli accordi hanno contenuti diversi, cioè, ad esempio, alcuni prevedono la liberalizzazione del commercio dei beni ed altri quella dei servizi, e la stragrande maggioranza, circa l’84%, sono Accordi di Libero Scambio (Fig.2), cioè hanno un livello di integrazione basso in modo da rispondere all’esigenza dei paesi di conservare la propria autonomia commerciale e politica, inoltre molto spesso hanno natura bilaterale e sono accordi relativamente veloci da concludere e rispondono a mere esigenze di accesso a nuovi mercati strategici. Tutto l’opposto accade nel caso delle Unioni Doganali, molto meno diffuse, dove molto spesso c’è un progetto che va al di là della conclusione di un semplice accordo commerciale ma riflette la volontà di integrazione politica tra paesi geograficamente confinanti, ed infatti prevede la perdita dell’autonomia dei paesi membri nel gestire la propria politica commerciale, da ciò ne deriva una maggiore complessità nella negoziazione.</p>
<p><a href="http://www.thenextwhiskeybar.net/wp-content/uploads/2010/12/ftanum.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1212" title="ftanum" src="http://www.thenextwhiskeybar.net/wp-content/uploads/2010/12/ftanum.jpg" alt="" width="472" height="277" /></a></p>
<p><strong>Figura n. 2</strong> – <em>Tipologia di accordi regionali in vigore nel 2006: Aree di Libero Scambio (in blu), Unioni Doganali (in rosso), e Accordi di Commercio Preferenziale (in verde) (Fonte: OMC, 2008).</em></p>
<p><em><strong><em>NOTE:</em></strong></em></p>
<p><em><strong>GRILLI E. e SASOON E. (1997), <em>Regionalismo e multilateralismo negli scambi mondiali</em>, Il mulino, Bologna</strong></em></p>
<p><em><strong>IAPADRE L. e MASTRONARDI G. (2007), <em>Lezioni di economia dell’integrazione europea</em>, Università degli studi dell’Aquila, L’Aquila</strong></em></p>
<p><em><strong>PRAUSSELLO F. (2006), <em>Rapporti fra multilateralismo e regionalismo economico</em>, AUSE, Pavia</strong></em></p>
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		<title>Nun ve reggae più!</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Dec 2010 11:22:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 14 voto di fiducia al governo. Voto alla Camera o al Senato? Cade? Non Cade? Mercato delle vacche, radicali, Calearo e il deputato qualunque. Berlusconi bis? Draghi? Montezemolo? Elezioni subito o governo tecnico? Fini: no al ribaltone, terzo polo o alleanza democratica? Udc: Pd o Pdl&#8230;il flirt continua? Nun ve reggae più!!!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 14 voto di fiducia al governo.<a href="http://www.thenextwhiskeybar.net/wp-content/uploads/2010/12/radicali-mercato-vacche.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1203" title="radicali mercato vacche" src="http://www.thenextwhiskeybar.net/wp-content/uploads/2010/12/radicali-mercato-vacche.jpg" alt="" width="211" height="226" /></a></p>
<p>Voto alla Camera o al Senato?</p>
<p>Cade?</p>
<p>Non Cade?</p>
<p>Mercato delle vacche, radicali, Calearo e il deputato qualunque.</p>
<p>Berlusconi bis?</p>
<p>Draghi?</p>
<p>Montezemolo?</p>
<p>Elezioni subito o governo tecnico?</p>
<p>Fini: no al ribaltone, terzo polo o alleanza democratica?</p>
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<p>Nun ve reggae più!!!</p>
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		<title>La Banca Mondiale: verso un cambiamento?</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Dec 2010 16:47:52 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.thenextwhiskeybar.net/wp-content/uploads/2010/12/mondo-euro_dollaro1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1200" title="mondo-euro_dollaro1" src="http://www.thenextwhiskeybar.net/wp-content/uploads/2010/12/mondo-euro_dollaro1.jpg" alt="" width="210" height="210" /></a>La Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BIRS), più nota come Banca Mondiale, è un organismo internazionale dell’ONU, istituita nel 1945, insieme con il FMI, a seguito dell’entrata in vigore degli accordi della conferenza di Bretton Woods. Ad oggi ha 184 paesi membri e condizione irrinunciabile per l’adesione è l’appartenenza al FMI, di cui essa è un braccio operativo. Il suo scopo originario era quello di finanziare la ricostruzione e lo sviluppo nei paesi coinvolti nella Seconda guerra mondiale, ma successivamente lo scopo è stato allargato al finanziamento dei PVS tra gli stati membri, solitamente in cambio dell’adozione di politiche liberiste. Inoltre, anni dopo si è trasformata in un gruppo, infatti oggi è un insieme di quattro istituzioni finanziarie internazionali.</p>
<p>In base all’atto istitutivo, la BIRS favorisce la ricostruzione  lo sviluppo dei territori dei paesi membri facilitando l’investimento di capitale a scopi produttivi; promuove l’investimento privato estero, fornendo garanzie o partecipando a prestiti; integra l’investimento privato, erogando, a condizioni più favorevoli di quelle di mercato, risorse finanziarie da destinare a scopi produttivi. Il funzionamento della banca è assicurato dai versamenti delle quote a carico dei paesi membri.</p>
<p>Attualmente le attività della BIRS sono focalizzate sul finanziamento di lungo termine dei paesi in via di sviluppo in campi quali l’educazione, l’agricoltura e l’industria, tramite garanzie ed assistenza tecnica volte ad implementare politiche di riduzione della povertà. La BIRS chiede in contropartita, ai paesi beneficiari, l’attuazione di misure politiche tese, oltre che alla limitazione della corruzione ed al consolidamento della democrazia, alla crescita economica in termini di PIL e all’apertura di canali commerciali stabili con l’estero. Inoltre, la Banca Mondiale si è adoperata affinchè buona parte del suo personale viva stabilmente nel paese che sta cercando di aiutare, a differenza del FMI che ha di solito un solo rappresentante residente i cui poteri sono limitati (STIGLITZ, 2002).</p>
<p>Gli obiettivi della BIRS hanno subito nel corsi degli anni un’evoluzione: essa ha, infatti, di recente messo l’accento sulla riduzione della povertà (con l’abbandono dell’obiettivo unico della crescita economica) favorendo inoltre la creazione di piccole imprese. Ha poi sostenuto l’idea che l’acqua potabile, l’educazione e lo sviluppo sostenibile siano tra i fattori essenziali per la crescita economica ed ha cominciato ad investire massivamente in progetti riguardanti tali temi. In risposta alle critiche rivoltele dalle ONG la BIRS ha adottato tutta una serie di politiche in favore della salvaguardia dell’ambiente ed in ambito sociale, mirando ad assicurarsi che i progetti finanziati non aggravassero la sorti delle popolazioni dei paesi aiutati. A dispetto di tali politiche la BIRS è spesso stata criticata dalle ONG per non aver lottato efficacemente contro la povertà e per aver trascurato gli aspetti sociali ed ambientali nei propri progetti.</p>
<p>Tecnicamente la BIRS è parte dell’ONU ma la struttura direzionale della Banca differisce da quella dell’ONU: ciascuna delle istituzioni facenti parte del gruppo ha, infatti, come “azionisti” i governi dei paesi membri dell’istituzione stessa, come sottoscrittori delle quote di capitale, i cui voti sono proporzionali alle quote azionarie possedute nell’istituzione. La partecipazione come paese membro assicura, infatti, un certo numero di diritti di voto uguali per tutti i paesi ma ulteriori diritti di voto vengono attribuiti in dipendenza dai contributi finanziari del paese membro all’organizzazione partecipata. Come risultato di tale suddivisione, la BIRS, come anche il FMI, sono controllati principalmente dai paesi occidentali tramite un diritto di veto di fatto, mentre i paesi dove tali istituzioni operano sono stati e sono quasi esclusivamente PVS. E i critici a tal proposito sostengono che una diversa struttura organizzativa potrebbe garantire una maggiore attenzione ai bisogni dei paesi beneficiari.</p>
<p>L’accusa rivolta alla BIRS è quella di essere uno strumento degli USA o dell’occidente in generale per imporre ai paesi beneficiari politiche economiche a supporto o ad esclusivo beneficio degli interessi occidentali. Effettivamente riforme di mercato in senso liberale come quelle sistematicamente sostenute dalla Banca si sono spesso dimostrate dannose allo sviluppo economico e all’ambiente  e, se corrette, troppo velocemente implementate ovvero attuate nell’ordine sbagliato in un contesto non adeguato (quale, appunto, quello di un’economia debole o non competitiva come spesso è il caso delle economie dei paesi in via di sviluppo nelle quali si concentrano le operazioni della Banca).</p>
<p>La BIRS viene poi criticata da coloro che si oppongono a quella che viene chiamata globalizzazione “neocoloniale”, sostenendo che gli interventi strutturali sull’economia operati dalla banca per favorire la liberalizzazione economica dei mercati ledono la sovranità nazionale in tali paesi, tendendo a sminuire il necessario ruolo dello stato nell’economia.</p>
<p>Un’ulteriore critica è, infatti, quella che la BIRS basi le proprie politiche essenzialmente sul principio del neoliberismo che postula che il libero mercato, lasciato a se stesso, trovi il proprio equilibrio naturale, apportando ricchezza e prosperità alle nazioni che praticano la libera concorrenza. In quest’ottica le riforme di stampo neoliberista non sempre sono proficuamente attuabili in nazioni nelle quali vi sono conflitti o che abbiano sperimentato lunghi periodi di oppressione e che quindi non abbiano un sistema politico democratico e sufficientemente stabile. In questo caso il timore espresso da chi non vede di buon occhio questo tipo di globalizzazione è quello che le politiche messe in atto dalla BIRS favoriscano l’insediamento di imprese straniere a scapito dell’economia locale.</p>
<p>Di contro, infine, i fautori dell’economia liberista criticano l’esistenza stessa di tale organismo, un organismo che, secondo tale posizione, costa caro ai contribuenti senza, però, portare a risultati certi; un organismo di stampo puramente politico che rappresenta la negazione della capacità intrinseca del mercato di autoregolarsi.</p>
<p>Gli interventi strutturali della Banca Mondiale e dei singoli stati per ridurre la povertà dovrebbero essere rafforzati senza subordinarli a condizioni astratte imposte dall’esterno che non tengono conto delle peculiarità istituzionali e culturali locali e trascurano la necessaria partecipazione attiva della popolazione residente (VERCELLI e BORGHESI, 2008). In tal senso bisognerebbe passare dalla “condizionalità” alla “selettività”, aiutando i paesi che si dimostrano affidabili a scegliere autonomamente le strategie di sviluppo che preferiscono. Anche se è strettamente necessario anche che i PVS si dotino di governi efficaci, caratterizzati da poteri giudiziari forti ed indipendenti, e pronti  rispondere democraticamente del loro operato, svincolandosi da una soffocante corruzione che troppo spesso li compromette (STIGLITZ, 2002). Infatti, proprio studi della BIRS mostrano che gli aiuti allo sviluppo sono inefficaci nel ridurre la povertà in paesi che non migliorano le proprie politiche, e lo stesso vale per altre forme di finanziamento (BONAGLIA e GOLDSTEIN, 2008). Inoltre, una riforma della Banca Mondiale dovrebbe andare, tra le altre cose, nella direzione di svincolare l’erogazione degli aiuti allo sviluppo dai capricci delle politiche nazionali dei paesi industrializzati (STIGLITZ, 2002). «La BIRS dovrebbe concentrarsi sulla produzione di beni pubblici globali, quali la ricerca di trattamenti adeguati per le malattie, la protezione delle risorse ambientali, programmi per l’agricoltura, lo sviluppo delle competenze di gestione e regolamentazione e le infrastrutture trasfontaliere, ed inoltre, agire come centro di assistenza tecnica per le banche di sviluppo dei PVS. Inoltre, invece che prestiti, la BIRS dovrebbe limitarsi ad offrire sovvenzioni ai PVS che non hanno accesso ai mercati dei capitali privati» (BONAGLIA e GLODSTEIN, 2008).</p>
<p>In generale, comunque, il modo migliore per far sì che le istituzioni economiche internazionali siano più sensibili alle esigenze dei poveri, all’ambiente e alle tematiche politiche e sociali di interesse generale è quello di operare con una maggiore trasparenza. Essa è ancora più importante in istituzioni pubbliche come il FMI, la BIRS e l’OMC perché i loro leader non sono eletti dai cittadini. Se le delibere fossero pubbliche, i giudizi e le pressioni più tempestive dell’opinione pubblica potrebbero forse sensibilizzare queste persone nei confronti di certe tematiche d’interesse generale, oppure forzare i tempi di una riforma del processo di giudizio. La segretezza, infatti, garantisce ai funzionari di governo quella discrezione su cui non dovrebbero contare per curare tutta una serie di interessi particolari e coprire errori (STIGLITZ, 2002).</p>
<p>Su questo piano dal 1993 la BIRS, sotto la spinta dei <em>movimenti no global</em> e di gruppi digressione, si è dotata di un <em>Control Panel</em> per attivare delle procedure di controllo della trasparenza e per la verifica di eventuali violazioni delle regole relative alla concessione di crediti e prestiti. Quest’organo può essere attivato, su richiesta di più persone vittime della presunta violazione.</p>
<p><em><strong>NOTE:</strong></em></p>
<p><em><strong>BONAGLIA F. e GOLDSTEIN A. (2008),<em>Globalizzazione e sviluppo: due concetti inconciliabili? Quattro luoghi comuni da sfatare</em>, Il Mulino, Bologna</strong></em></p>
<p><em><strong>STIGLITZ J. E. (2002), <em>La globalizzazione e i suoi oppositori</em>, Einaudi, Torino</strong></em></p>
<p><em><strong>VERCELLI A. e BORGHESI S. (2008), <em>Global sustainability: social and enviromental conditions</em>, Palgrave Macmillan, New York</strong></em></p>
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		<title>Il FMI: l&#8217;&#8221;Aiuti s.p.a.&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 10:49:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) è, insieme alla Banca Mondiale, un’organizzazione parte delle organizzazioni internazionali dette di Bretton Woods, dalla sede della Conferenza che ne sancì la creazione. Nato nel 1946, si configura anche come Istituto specializzato delle Nazioni Unite, e ad oggi conta 186 stati membri. Secondo l’Accordo Istitutivo gli scopi del FMI sono: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.thenextwhiskeybar.net/wp-content/uploads/2010/12/MichelCamdessusIndonesia.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1196" title="MichelCamdessusIndonesia" src="http://www.thenextwhiskeybar.net/wp-content/uploads/2010/12/MichelCamdessusIndonesia-300x275.jpg" alt="" width="300" height="275" /></a></p>
<p>Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) è, insieme alla Banca Mondiale, un’organizzazione parte delle organizzazioni internazionali dette di Bretton Woods, dalla sede della Conferenza che ne sancì la creazione. Nato nel 1946, si configura anche come Istituto specializzato delle Nazioni Unite, e ad oggi conta 186 stati membri.</p>
<p>Secondo l’Accordo Istitutivo gli scopi del FMI sono: promuovere la cooperazione monetaria internazionale; facilitare l’espansione del commercio internazionale; promuovere la stabilità e l’ordine dei rapporti di cambio, evitando svalutazioni competitive; dare fiducia agli stati membri rendendo disponibili, con adeguate garanzie, le risorse del Fondo per affrontare difficoltà della bilancia dei pagamenti. Ed in particolare dovrebbe regolare la convivenza economica e favorire lo sviluppo del sud del mondo. Il FMI si basa sulla convinzione che per raggiungere la stabilità economica fosse necessaria un’azione collettiva a livello globale, così come l’ONU era stato fondato sul presupposto che occorresse un’azione collettiva a livello globale per garantire la stabilità politica (STIGLITZ, 2002).</p>
<p>Il FMI dispone di un capitale messo a disposizione ei suoi membri e il voto all’interno dei suoi organi è ponderato a seconda della quota detenuta. Questo fa sì che, considerato che per prendere le decisioni più importanti sono necessarie maggioranze molto alte (i due terzi o i tre quarti dei voti) gli USA e il gruppo di principali paesi dell’UE si trovano ad avere di fatto un potere di veto. Ciò è vero specialmente nel Consiglio Esecutivo, organo più importante del Fondo, dove tra l’altro sono membri permanenti i cinque stati che detengono la quota maggiore (USA, Giappone, Germania, Francia e Gran Bretagna) (vedi Tabella).</p>
<table border="1" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="121" valign="top"><strong>Membro del FMI</strong></td>
<td width="95" valign="top"><strong>Quota</strong></td>
<td width="123" valign="top"><strong>Percentuale   quota</strong></td>
<td width="93" valign="top"><strong>Voti</strong></td>
<td width="108" valign="top"><strong>Percentuale   voti</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="121" valign="top">USA</td>
<td width="95" valign="top">37149,3</td>
<td width="123" valign="top">17,09</td>
<td width="93" valign="top">371743</td>
<td width="108" valign="top">16,79</td>
</tr>
<tr>
<td width="121" valign="top">Giappone</td>
<td width="95" valign="top">13312,8</td>
<td width="123" valign="top">6,13</td>
<td width="93" valign="top">133378</td>
<td width="108" valign="top">6,02</td>
</tr>
<tr>
<td width="121" valign="top">Germania</td>
<td width="95" valign="top">13008,2</td>
<td width="123" valign="top">5,99</td>
<td width="93" valign="top">130332</td>
<td width="108" valign="top">5,88</td>
</tr>
<tr>
<td width="121" valign="top">Francia</td>
<td width="95" valign="top">10738,5</td>
<td width="123" valign="top">4,94</td>
<td width="93" valign="top">107635</td>
<td width="108" valign="top">4,86</td>
</tr>
<tr>
<td width="121" valign="top">Gran Bretagna</td>
<td width="95" valign="top">10738,5</td>
<td width="123" valign="top">4,94</td>
<td width="93" valign="top">107635</td>
<td width="108" valign="top">4,86</td>
</tr>
<tr>
<td width="121" valign="top">Cina</td>
<td width="95" valign="top">8090,1</td>
<td width="123" valign="top">3,72</td>
<td width="93" valign="top">81151</td>
<td width="108" valign="top">3,66</td>
</tr>
<tr>
<td width="121" valign="top">Italia</td>
<td width="95" valign="top">7055,5</td>
<td width="123" valign="top">3,25</td>
<td width="93" valign="top">70805</td>
<td width="108" valign="top">3,20</td>
</tr>
<tr>
<td width="121" valign="top">Arabia Suadita</td>
<td width="95" valign="top">6985,5</td>
<td width="123" valign="top">3,21</td>
<td width="93" valign="top">70105</td>
<td width="108" valign="top">3,17</td>
</tr>
<tr>
<td width="121" valign="top">Canada</td>
<td width="95" valign="top">6369,2</td>
<td width="123" valign="top">2,93</td>
<td width="93" valign="top">63942</td>
<td width="108" valign="top">2,89</td>
</tr>
<tr>
<td width="121" valign="top">Russia</td>
<td width="95" valign="top">5945,4</td>
<td width="123" valign="top">2,74</td>
<td width="93" valign="top">59704</td>
<td width="108" valign="top">2,70</td>
</tr>
<tr>
<td width="121" valign="top">Paesi Bassi</td>
<td width="95" valign="top">5162,4</td>
<td width="123" valign="top">2,38</td>
<td width="93" valign="top">51874</td>
<td width="108" valign="top">2,34</td>
</tr>
<tr>
<td width="121" valign="top">Belgio</td>
<td width="95" valign="top">4605,2</td>
<td width="123" valign="top">2,12</td>
<td width="93" valign="top">46302</td>
<td width="108" valign="top">2,09</td>
</tr>
<tr>
<td width="121" valign="top">India</td>
<td width="95" valign="top">4158,2</td>
<td width="123" valign="top">1,91</td>
<td width="93" valign="top">41832</td>
<td width="108" valign="top">1,89</td>
</tr>
<tr>
<td width="121" valign="top">Svizzera</td>
<td width="95" valign="top">3458,5</td>
<td width="123" valign="top">1,59</td>
<td width="93" valign="top">34835</td>
<td width="108" valign="top">1,57</td>
</tr>
<tr>
<td width="121" valign="top">Australia</td>
<td width="95" valign="top">3236,4</td>
<td width="123" valign="top">1,49</td>
<td width="93" valign="top">32614</td>
<td width="108" valign="top">1,47</td>
</tr>
<tr>
<td width="121" valign="top">Messico</td>
<td width="95" valign="top">3152,8</td>
<td width="123" valign="top">1,45</td>
<td width="93" valign="top">31778</td>
<td width="108" valign="top">1,43</td>
</tr>
<tr>
<td width="121" valign="top">Spagna</td>
<td width="95" valign="top">3048,9</td>
<td width="123" valign="top">1,4</td>
<td width="93" valign="top">30739</td>
<td width="108" valign="top">1,39</td>
</tr>
<tr>
<td width="121" valign="top">Brasile</td>
<td width="95" valign="top">3036,1</td>
<td width="123" valign="top">1,4</td>
<td width="93" valign="top">30611</td>
<td width="108" valign="top">1,38</td>
</tr>
<tr>
<td width="121" valign="top">Corea del Sud</td>
<td width="95" valign="top">2927,3</td>
<td width="123" valign="top">1,35</td>
<td width="93" valign="top">29523</td>
<td width="108" valign="top">1,33</td>
</tr>
<tr>
<td width="121" valign="top">Venezuela</td>
<td width="95" valign="top">2659,1</td>
<td width="123" valign="top">1,22</td>
<td width="93" valign="top">26841</td>
<td width="108" valign="top">1,21</td>
</tr>
<tr>
<td width="121" valign="top">Svezia</td>
<td width="95" valign="top">2395,5</td>
<td width="123" valign="top">1,1</td>
<td width="93" valign="top">24205</td>
<td width="108" valign="top">1,09</td>
</tr>
<tr>
<td width="121" valign="top"><em>altri 165   stati</em></td>
<td width="95" valign="top">60081,4</td>
<td width="123" valign="top">29,14</td>
<td width="93" valign="top">637067</td>
<td width="108" valign="top">28,78</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>Tabella</strong> – <em>Quote (in milioni di DPS, diritti speciali di prelievo) e voti nel FMI (Fonte: FMI, 2010).</em></p>
<p>Originariamente le istituzioni di Bretton Woods erano state pensate per creare un sistema di coordinamento e controllo delle politiche economiche degli stati a livello internazionale che evitasse il ripetersi di disastrose crisi economiche. Con l’abbandono del <em>gold standard<a href="post-new.php#_ftn1"><strong>[1]</strong></a></em>, però, nel 1971 si è avuto un ripensamento del ruolo del FMI, che oggi si occupa per lo più di concedere prestiti agli stati membri in caso di squilibrio della bilancia dei pagamenti.</p>
<p>Inoltre, il FMI svolge un ruolo ben preciso in materia di aiuti internazionali. Deve infatti analizzare la situazione macroeconomica del paese destinatario e verificare che non viva al di sopra dei propri mezzi (STIGLITZ, 2002). Il FMI si occupa anche della ristrutturazione del debito estero dei paesi del Terzo Mondo, ai quali di solito impone dei piani di aggiustamento strutturale come condizione per ottenere prestiti o condizioni più favorevoli per il rimborso del debito che costituiscono l’aspetto più controverso della sua attività. Questi piani sono infatti modellati su una visione neoliberista dell’economia e sulla convinzione che il libero mercato sia la soluzione migliore per lo sviluppo economico di questi paesi. Tra i punti principali essi di solito comprendono la svalutazione della moneta nazionale, la riduzione del deficit di bilancio da conseguire con forti tagli alle spese pubbliche e aumento delle imposte, e l’eliminazione di qualsiasi forma di controllo dei prezzi.</p>
<p>Il FMI, infatti, è fortemente criticato dal <em>movimento no global</em> e da alcuni illustri economisti, come il Premio Nobel Joseph Stiglitz, che lo accusano di essere un’istituzione manovrata dai poteri economici e politici del cosiddetto Nord del mondo e di peggiorare le condizioni dei paesi poveri anziché adoperarsi per l’interesse generale. Stiglitz, poi, arriva ad affermare che «il FMI ha fallito la propria missione. […] Non ha fatto ciò che doveva fare, cioè fornire ai paesi afflitti da una contrazione economica fondi per consentirne la ripresa e aiutarli nel tentativo di avvicinarsi alla piena occupazione. […] Nonostante gli sforzi del FMI, le crisi nel mondo sono sempre più frequenti e più gravi. […] Molte delle politiche sostenute dal FMI, in particolare la liberalizzazione prematura dei mercati finanziari, hanno contribuito all’instabilità globale. […] Il FMI ha commesso errori in tutti i campi in cui ha operato: sviluppo, gestione delle crisi e transizione delle economie nazionali dal comunismo al capitalismo» (STIGLITZ, 2002).</p>
<p>In particolare, il sistema di voto, che chiaramente privilegia i paesi “occidentali”, è considerato da molti iniquo e non democratico, e il FMI è accusato di prendere le sue decisioni in maniera poco trasparente e di imporle ai governi democraticamente eletti che si trovano così a perdere la sovranità selle loro politiche economiche. Stiglitz, in particolare, accusa il FMI di aver imposto a tutti i paesi una ”ricetta” standardizzata, basata su una teoria economica semplicistica, che ha aggravato le difficoltà economiche anziché alleviarle. Egli fornisce una serie dettagliata di esempi, come la crisi finanziaria asiatica e la transizione dall’economia pianificata al capitalismo in Russia e nei paesi ex-comunisti dell’Europa orientale: i prestiti del FMI in questi paesi sono serviti a rimborsare i creditori occidentali, anziché aiutare le proprie economie. Inoltre, il FMI ha appoggiato nei paesi ex-comunisti coloro che si pronunciavano per una privatizzazione rapida, che in assenza delle istituzioni necessarie ha danneggiato i cittadini e rimpinguato le tasche dei politici corrotti e uomini d’affari disonesti. Stiglitz afferma che i risultati migliori in materia di transizione sono stati conseguiti proprio da quei paesi, come la Polonia e la Cina, che non hanno seguito le indicazioni del FMI, mentre in Asia il modello economico che ha permesso un massiccia crescita dell’economia in molti paesi si basa su un forte intervento statale, anziché sulle privatizzazioni (STIGLITZ, 2002).</p>
<p>Bisogna poi ricordare che il FMI è un’istituzione pubblica, finanziata dai contribuenti di tutto il mondo. Ma di fatto questo organismo non risponde direttamente né ai cittadini che lo finanziano né alla persone coinvolte dalle sue politiche, bensì ai ministeri delle Finanze e alle banche centrali dei vari governi, i quali esercitano il loro controllo attraverso un complicato sistema di votazione basato principalmente su quello che era il potere economico dei diversi paesi alla fine della Seconda guerra mondiale. Inoltre, sia il FMI che la Banca Mondiale, secondo Stiglitz, sono guidati dalla volontà collegiale del G-8, in particolar modo dai ministri delle Finanze e del Tesoro e, molto spesso, l’ultima cosa che vogliono è un dibattito vivace e democratico su possibili strategie alternative (STIGLITZ, 2002).</p>
<p>Inoltre, «poiché gran parte delle decisioni vengono prese a porte chiuse, il FMI ha prestato il fianco a molte critiche, facendo sospettare che la politica dei potenti, gli interessi particolari o altre ragioni occulte, che nulla hanno a che fare con il suo mandato e i suoi obiettivi dichiarati, ne influenzino la condotta e le politiche istituzionali. […] Oggi, malgrado si parli molto di apertura e trasparenza, il FMI continua a non riconoscere formalmente ai cittadini il diritto fondamentale di sapere cosa stia facendo questa istituzione internazionale pubblica» (STIGLITZ, 2002).</p>
<p>Oggi il FMI è diventato protagonista dominante dell’economia mondiale. Sono tenuti a seguire i suoi dettami economici, dettami che riflettono le loro ideologie e teorie neoliberiste, non soltanto i paesi che ne chiedono l’aiuto, ma anche quelli che ne cercano l’approvazione formale per poter accedere più facilmente ai mercati finanziari internazionali. «Il FMI riteneva che i paesi a cui inviava denaro fossero obbligati a riferire tutto ciò che poteva avere attinenza con esso; non farlo significava vedersi sospendere il programma, a prescindere dal fatto che l’azione compiuta fosse ragionevole oppure no» (STIGLITZ, 2002).</p>
<p>Insomma, «l’orientamento keynesiano del FMI, che sottolineava i fallimenti del mercato e il ruolo dei governi nella creazione di posti di lavoro, è stato sostituito dal ritornello del libero mercato negli anni ’80, nel contesto di un nuovo <em>Washington Consensus</em>, vale a dire un’identità di vedute tra l’FMI, la Banca Mondiale e il Tesoro degli USA circa le politiche “giuste” per i PVS, che ha segnato un approccio totalmente diverso allo sviluppo economico e alla stabilizzazione. […] Approccio rivelatosi totalmente inadeguato per le nazioni che si trovavano in una fase iniziale di sviluppo o della transizione. […] La liberalizzazione spesso non è stata seguita dalla crescita promessa, ma da una miseria ancora più terribile. […] Ciò perché, spesso, quando le istituzioni finanziarie globali entrano in un paese, possono letteralmente stroncare la concorrenza nazionale» (STIGLITZ, 2002).</p>
<p>Ai paesi vengono imposti obiettivi rigidi, dove in certi casi stabilivano addirittura quali leggi il parlamento nazionale dovesse approvare e in quanto tempo. Tale criterio è detto della “condizionalità”, ed è fortemente dibattuto nei PVS perché spesso il prestito si trasforma, in questo modo, in uno strumento politico, aumentando il risentimento di questi paesi verso il Fondo (STIGLITZ, 2002).</p>
<p>«Oggi, il FMI ha perso molta della sua credibilità, non soltanto nei PVS, ma anche presso la sua amatissima comunità finanziaria. Se fosse stato più onesto, più schietto e più modesto, si troverebbe sicuramente in un posizione più favorevole» (STIGLITZ, 2002).</p>
<hr size="1" /><em><a href="#_ftnref1">[1]</a> Sistema monetario nel quale la base monetaria è data da una quantità fissata d’oro. Fu adottato in seguito agli accordi di Bretton Woods del 1944, i quali durarono fino al 1971, quando gli USA abolirono la convertibilità del dollaro in oro, decretando la nascita di un sistema fluttuante.</em></p>
<p><em><strong>NOTE:</strong></em></p>
<p><em><strong>STIGLITZ J. E. (2002), <em>La globalizzazione e i suoi oppositori</em>, Einaudi, Torino</strong></em></p>
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